La ‘Giornata dei calzini spaiati’ (ogni anno il 6 Febbraio) promuove il valore dell’uguaglianza fra le persone cioè perpetuare l’inclusione delle persone di etnie diverse, di razze diverse, di genere diverso
L’evento diffuso dei ‘calzini spaiati’, cioè bambini e genitori indossano ‘calzini spaiati’ è simbolo di inclusione, rispetto delle diversità e valorizzazione di ogni persona. Cioè ‘una persona è persona’, indipendentemente dalla sua razza, dal suo genere, dal suo ruolo ecc.
La ‘Giornata dei calzini spaiati’ -cioè calzini indossati in modo diverso l’uno dall’altro (ogni anno il 6 Febbraio)- promuove il valore dell’uguaglianza fra le persone cioè perpetuare l’inclusione delle persone di etnie diverse, di razze diverse, di genere diverso e così via.
I bambini in questo modo imparano e sviluppano il senso dell’inclusione che è uno dei capisaldi della sostenibilità del sistema e se volessimo ulteriormente allargare e correlare questa iniziativa a strumenti di valutazione di sostenibilità del sistema potremmo dire che sono, per i bambini, un primo passo di informazione rispetto, al concetto di ESG (Enviromental, Social, Governance) come ‘rating’ di sostenibilità per il sistema.
Il concetto di inclusione e di abbattimento delle disuguaglianze è tema da Nobel in economia: infatti, Daron Agemoglu e James A Robinson, Premi Nobel dell’economia 2024, assumono il concetto di inclusivo come carta vincente per le nazioni e per le imprese. Questo vuol dire non inquinare, ridurre la Co2 e l’effetto serra, moderare il consumo dell’acqua, fare scelte di forestizzazione, ma anche coesione sociale e sviluppo di relazioni che annullano le disuguaglianze.
L’inclusione si contrappone al concetto di estrattivo che vuol dire non generativo, un ‘minus’ imprenditoriale. E’ una gestione con ‘azione a somma zero’, dal punto di vista della sostenibilità, e quindi sfruttamento dell’esistente con l’ obiettivo di mantenere un vantaggio per pochi ed elitario .E’ management distruttivo.
I bambini con i ‘calzini spaiati’ di oggi non dimenticheranno mai questa giornata e questi valori; essi saranno i cittadini e clienti che fra 10-15 anni apprezzeranno tutte quelle istituzioni e organizzazioni e aziende che fanno dell’inclusione un elemento di sostenibilità. Tutti i bambini ed i genitori che hanno dei ‘calzini spaiati’ possono lavorare, possono fare la loro vita senza che i ‘calzini spaiati’ siano un ostacolo ed uno stigma.
Oggi però i calzini incominciano ad avere un elastico lasco e si stanno ammosciando. Infatti, il contesto di tipo politico, giuridico, geopolitico, economico -finanziario sta sviluppando una serie di iniziative e di cambiamenti al ribasso della sostenibilità.
In modo realistico, ancorato al contesto giuridico, esiste una correlazione negativa e paradossale fra i ‘calzini spaiati’ e la produzione di Direttive, Regolamenti della UE che vanificano questo tipo di evento pedagogico ed educativo.
Prima correlazione è quella del raccordo asimmetrico fra l’evento dei ‘calzini spaiati’ e il Decreto Omnibus 2025 -EU dove sono contenute misure che incidono direttamente e indirettamente sulla condizione di uguaglianza per esempio di genere, sulla condizione femminile, in particolare sul lavoro, sul welfare familiare e sull’inclusione socio economica. Infatti, il post‑Omnibus 2025-UE riduce il numero delle imprese obbligate a sviluppare un orientamento all’ESG (un pilastro della S-Social è proprio l’inclusione). Vengono posticipate alcune scadenze (il cosiddetto ‘Stop‑the‑Clock’ che ha rinviato l’entrata in vigore per alcune categorie di imprese). Un’altra correlazione è quella del pericolo che il pacchetto Omnibus 2025-ue spinga alcune aziende a pensare di sospendere i preparativi per la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). Infatti, l’inclusione e insieme dei diritti dei lavoratori, della parità di genere della tutela del gruppi vulnerabili sono tutti elementi che fanno parte della performance di inclusione nella catena corta del valore e rischiano di essere minimizzati.
La CSRD, attraverso gli ESRS Social-European Sustainability Reporting Standards, richiede alle imprese di riportare dati e politiche relativi a inclusione e diversità nella forza lavoro descrivendo politiche di diversity & inclusion, indicatori sulla rappresentanza (genere, età, disabilità, background), gap salariali, misure per prevenire discriminazioni e promuovere pari opportunità. Oggi tutto questo è su un binario a ‘scartamento ridotto’.
Con il decreto della semplificazione si prevede che l’obbligo della CSRD sia limitato alle imprese con più di 1000 dipendenti ,con un fatturato maggiore di 450 milioni di euro esentando alcune categorie che precedentemente erano contemplate. Il rischio è marginalità degli effetti. Altro collegamento è con la CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive), che viene focalizzata solo sulle grandissime aziende sopra i 25.000 dipendenti e sopra 1,5 miliardi di euro di fatturato; tutto questo è un ridimensionamento di quello che c’era precedentemente
In effetti, tutti questi ridimensionamenti rischiano di ‘far cadere alle caviglie i calzini spaiati’ perché esiste ormai una discrezionalità tale per cui le imprese legano i propri obiettivi sociali al valore economico speculativo ed all’inclusione opportunistica ed a breve. Tutto questo è un DISvalore sociale.
