Bisognerà prima cambiare la giurisprudenza europea e poi sperare che i giudici italiani si adeguino alla nuova giurisprudenza. Ma immaginare il contrario è semplicemente velleitario. O, fumogeno

 

Tenuto conto del fatto che noi viviamo in un paese nel quale i nostri atleti, magari nello stadio Olimpico di Milano, vincono «medaglie di bronzo che valgono oro» – parole testuali di vari “giornalisti” non necessariamente di Raisport! – non ci sarebbe granché da stupirsi del fatto che si propagandi come una grande vittoria italiana la recente decisione del Parlamento europeo che, dice il governo, permetterebbe finalmente di bloccare il fenomeno delle migrazioni, o meglio, di mandare un popiù di migranti in Albania.

In effetti, proprio oggi, il Parlamento europeo ha adottato una deliberazione che modifica un regolamento della Unione europea del 2024, in cui si parla non solo di «Paese di origine sicuro» ma anche di «Paese terzo sicuro», con riferimento in particolare ai Paesi non ancora membri dell’unione europea ma che siano candidati a diventarlo.

Nella stessa deliberazione del Parlamento europeo, si indica tra i Paesi terzi sicuri solo il Kosovo, che non esiste, in quanto candidato a divenire membro della UE, ma non si fa menzione dell’Albania, che invece esiste, è candidata a diventare membro dell’unione europea, e piace tanto al nostro governo.

Da questa deliberazione, estremamente complicata, il nostro governo sembra che voglia dedurne due cose: la prima ovvia, che è possibile trasferire i migranti richiedenti asilo e che non abbiano ottenuto lasilo stesso, in Albania, cosa che, vedremo, è molto poco ovvia. E inoltre che sia possibile, grazie a quello che il governo definisce un «blocco navale» ma che è tutt’altra cosa trasferire i migranti prima di riceverli a terra direttamente in Albania.

Cominciamo dunque dal cosiddetto blocco navale, che blocco navale non è ma non importa. A quanto capisco dalla stampa, il governo avrebbe in mente di stabilire che a partire da oggi una nave non può entrare nelle acque territoriali italiane se non è stata autorizzata dall’Italia. In caso lo faccia senza autorizzazioni, sarebbe sottoposta a sanzioni amministrative molto gravi.

Orbene, A parte il fatto che ciò è già largamente previsto dalle norme vigenti – nessuno può entrare in Italia senza permesso – avrebbe un senso solo nei confronti delle cosiddette navi di salvataggio delle varie organizzazioni umanitarie che operano nel Mediterraneo. Non credo, infatti, che quei poveri disgraziati che in genere arrivano nelle nostre acque territoriali a bordo di barche in procinto di affondare siano in grado di pagare le multe altissime previste dal governo, ma specialmente meno che mai immagino che possano essere ‘respinte’. Quindi alla fine, questo presunto blocco navale agirebbe solo nei confronti delle navi umanitarie che cercano di salvare vite, ma per il resto sarebbe anche peggio di prima, perché obbligherebbe la nostra guardia costiera, le nostre navi militari o chi volete voi a interventi continui di recupero di persone eventualmente, poi, da portare in Albania, visto che sarebbero entrate nelle nostre acque territoriali senza permesso. In tutta franchezza questo sembra a me un assurdo assoluto!

Tra l’altro, come è ben noto, solamente avvicinarsi a queste barche, molto spesso ne determina il capovolgimento e la morte di tutti coloro che vi sono a bordo. Per cui, mi sfugge del tutto il senso della disposizione, che rischia di trasformarsi o semplicemente in una pura parola, o in una sorta di condanna a morte di chi si trovi su quelle barche.

Ma, ammesso pure che funzioni, quei migranti potrebbero, secondo il governo, essere portati in Albania e addirittura privati anche del cellulare e di altro.

E qui il governo, ho l’impressione che abbia le idee poco chiare. Vi sono almeno due questioni sulle quali occorrerà che prima o poi si faccia chiarezza.

Prima questione: quella relativa al cosiddetto trattenimento del migrante. Questo concetto, è stato elaborato in ambito europeo, per intendere la possibilità di fermare per brevissimo tempo una persona, non colpevole di alcun reato. Ma ormai, specialmente in Italia, il trattenimento è divenuta vera e propria prigionia, che se effettuata in Albania diventa una sorta di campo di concentramento. La nostra Corte costituzionale ancora non si è pronunciata in materia, ma sono certo che prima o poi lo farà, perché sono molti i giudici che hanno forti dubbi sulla possibilità di usare quello strumento in questo modo.

Quanto al trasferimento dei migranti in Albania, in vista di un possibile rimpatrio in un paese di origine sicurola delibera del Parlamento europeo ne indica ben pochi di paesi di origine sicuri:Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Marocco, Tunisia – temo che il governo abbia mancato di tener conto di una parte importante della delibera del Parlamento europeo. Al punto 5 della sua deliberazione, il Parlamento europeo esplicitamente afferma che comunque tutte le sue deliberazioni in materia sono sottoposte al controllo della Corte di giustizia dell’unione europea.

E quindi, temo per il governo, siamo punto e daccapo. I giudici e le amministrazioni dei singoli Stati, e quindi in particolare dell’Italia, sono obbligati ad applicare le sentenze della Corte di giustizia dell’unione europea: obbligati! E varie sentenze della Corte di giustizia europea hanno detto e ribadito una cosa fondamentale: i rimpatri vanno valutati caso per caso. Sulla base delle condizioni specifiche della singola persona che deve essere mandata nel suo presunto Paese di origine sicuro. Se una persona per un qualunque motivo rischia di subire un danno grave nel suo Paese di origine, il rimpatrio non può ripeto non può, essere consentito.

Bisognerà prima cambiare la giurisprudenza europea e poi sperare che i giudici italiani si adeguino alla nuova giurisprudenza. Ma immaginare il contrario è semplicemente velleitario.

O, fumogeno.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.