Si dovrebbe scegliere l’alternativa che massimizza il minimo risultato possibile per garantire un impatto positivo minimo
Se applicassimo al ‘Greenwashing’ la ‘teoria dei risultati minimi positivi piuttosto che nulli’ (minimax), garantiremmo un pay off positivo minimo (ovviamente misurato e valutato). Secondo il Criterio di Wald (Maximin), si dovrebbe scegliere l’alternativa che massimizza il minimo risultato possibile per garantire un impatto positivo minimo (come base per un dinamismo evolutivo n.d.r.). Il criterio di Abraham Wald (matematico e statistico ungherese‑americano, 1902–1950) si usa quando il decisore è molto avverso al rischio e nella scelta di strategie robuste al ‘worst case scenario’. Il ‘Greenwashing’ è il minimo che comunque può essere massimizzato.
Secondo la Banca d’Italia, nel settore finanziario, il greenwashing consiste nel dichiarare o fare cose che non riflettono in modo chiaro e corretto il profilo di sostenibilità di enti, prodotti o servizi finanziari. È una pratica fuorviante per consumatori e investitori e può essere attuata sia dagli emittenti sia da consulenti o certificatori.
Il greenwashing è una tecnica di comunicazione o marketing con cui imprese, fondi o istituzioni si presentano come ecosostenibili, enfatizzando alcuni aspetti positivi e occultando l’impatto ambientale negativo reale. Le dichiarazioni risultano spesso prive di dati verificabili o basate su informazioni vaghe che devono essere misurate e valutate.
Il rischio di greenwashing percepito e ‘conosciuto’ dai consumatori e dal mercato perché smascherato tramite controlli di valutazione d’impatto, può spingere le aziende a migliorarsi se considera che la sostenibilità è elemento ‘plus’ per i consumatori e per il loro ruolo nel sistema socio economico. Si crea una pressione di mercato e, giocoforza, è necessario fare investimenti riparativi in sostenibilità rispetto alla simulazione. In caso contrario, si genera perdita di fiducia, danni reputazionali e persino sanzioni legali.
La scoperta del greenwashing di una azienda, per esempio per una linea di prodotti-servizi, è elemento pervasivo negativamente perché danneggia tutto il ‘portfolio’ di prodotti servizi offerti, anche quelli sostenibili e coerenti con indicazioni di ESG (Environmental, Social, Governance).
Oggi il Greenwashing si sta trasformando e, a fronte del Pacchetto Omnibus UE e della cosiddetta ‘semplificazione della sostenibilità’, alla luce delle riforme approvate o proposte tra il 2025 e il 2026 (CSRD-Corporate Sustainability Reporting Directive ;CSDDD- Corporate Sustainability Due Diligence Directive, EFRAG-European Financial Reporting Advisory Group; Tassonomia, reporting) ci si pone la domanda se la semplificazione, che riduce gli obblighi formali, può aumentare il rischio di greenwashing. Sì, se non accompagnata da controlli e standard minimi chiari.
La proposizione di riforma consiste nella semplificazione amministrativa fino al 25% degli atti e un alleggerimento degli obblighi delle PMI.
Gli interventi innalzano le soglie CSRD e l’’obbligo di rendicontazione solo per imprese con più di 1000 dipendenti e più di 450 milioni € di fatturato (escludendo, quindi, l’80% delle aziende previste in precedenza ed in origine di approccio alla sostenibilità). Anche le modifiche alla CSDDD introduce la due diligence obbligatoria solo per imprese con più di5000 dipendenti e 1,5 miliardi € di fatturato.
La china della non sostenibilità diventa sempre più ripida e pericolosa; o si ‘gioca con le carte che si hanno in mano’ cercando un approccio dialettico ‘ad integrazionem’ e non ‘ad excludendum’ oppure il futuro sarà ineludibilmente negativo.
Infatti, a fronte del dato di realtà (2021) che dice: “nel 42% dei casi di controllo del greenwashing le autorità hanno riscontrato affermazioni potenzialmente false”; la controreazione delle imprese è stato il ‘Greenhushing’ (cioè molte imprese riducono volontariamente la comunicazione climatica per timore di sanzioni e stigma).
Una survey 2023/24 su 1.400 aziende in 12 Paesi e 14 settori mostra che in 9/14 settori la comunicazione sul clima diminuisce e l’ 81% riconosce però che comunicare il net zero è positivo per i risultati economici (fonte Net Zero Report 2023/2024 di South Pole). Cioè il ‘Greenwashing’ diventa vincolo di realtà.
Se assumiamo il concetto di ‘Greenwashing’ (nell’immaginario collettivo sempre negativo) come dato di realtà trasformabile, si dimostra un suo ruolo dinamico e di processo con un trend che può diventare positivo. Il ‘Greenwashing’ è, per molte imprese che vogliono stare sul mercato, una tappa per affrancarsi dal ‘Greenwashing’ stesso.
