Lungo il ciclo di vita dei cittadini, è l’evoluzione delle politiche sociali che accompagnano le persone in ogni fase della loro esistenza, garantendo benessere, inclusione e sicurezza
Il concetto di welfare è affetto da ‘sbiadimento semantico’ e da ‘inflazione d’uso’ con il rischio di perdere la sua efficacia operativa. E’ necessario introdurre il concetto di ‘welfare vibes territoriale’ per dare credibilità operativa ed efficacia di servizio. Altrimenti siamo nella consuetudine dell’alta concettualizzazione che mette d’accordo tutti, ma non incide operativamente nella vita dei cittadini.
Perché welfare vibes territoriale: per creare una atmosfera/energia legata al benessere sociale, per dare attenzione operativa al benessere collettivo, alla cura della comunità, alla solidarietà. ‘Welfare vibes territoriale’ crea sensazioni positive associate al welfare, messaggi, storie e informazioni che trasmettono un approccio positivo, costruttivo o ‘ispirazionale’ sul tema del welfare.
Oggi dobbiamo cambiare paradigma e sviluppare un welfare dal basso verso l’alto (bottom up), dinamico, sostenibile e simmetrico al ciclo di vita dei cittadini cioè un welfare civico (intendendo per ‘civismo’ un modello politico-gestionale che si collega con il territorio e le comunità; è il lato ‘materiale’ della cittadinanza che si integra con il lato ‘formale’ giuridico istituzionale ed è simmetrico alle equazioni identificative dei segmenti di popolazione ed al loro ciclo di vita del bisogno domanda sociale).
Il welfare (deriva dall’inglese e letteralmente significa ‘stare bene’ o ‘benessere’), è in cambiamento perché al ruolo assistenziale, previdenziale, di protezione e di sicurezza sociale (‘primo welfare’ cioè Servizio Sanitario Nazionale, Previdenza Sociale, Assistenza Sociale, istruzione pubblica e politiche per la famiglia) si deve aggiungere il dinamismo operativo e la componente imprenditoriale per un ruolo di sviluppo ed espansivo (‘secondo welfare’ cioè welfare aziendale, territoriale e dei contratti di lavoro, cura degli anziani autonomi o non autosufficienti, ai disabili). Si pensi al welfare aziendale che le imprese considerano elemento incentivante per l’impresa.
Il ‘welfare vibes territoriale’, lungo il ciclo di vita dei cittadini, è l’evoluzione delle politiche sociali che accompagnano le persone in ogni fase della loro esistenza, garantendo benessere, inclusione e sicurezza.
Dire che il welfare è collegato ai segmenti della vita vuol dire fare scelte di servizi a favore dei cittadini nella dimensione di soddisfazione e risposta ai bisogni-domanda. Se non fosse che la parola marketing, in modo distorto viene intesa come incremento della domanda, si potrebbe dire che il welfare si avvale del marketing social-civico.
Oggi il welfare di Otto von Bismark e di William Beveridge è superato ontologicamente (non come principio universale) per la mancanza di risorse necessarie (economico finanziarie, strutturali, di contesto lavorativo, demografico) e circola una frase dirompente che è la realtà che tutti sanno: ‘Lo Stato sociale che oggi abbiamo non può più essere finanziato con ciò che produciamo solo in economia’.
Pensioni, sanità pubblica, sussidi, fiscalità generale e contributi previdenziali, universalismo e categorialità sono i contenuti di un welfare statico che deve evolversi in un welfare dinamico sulla base della risposta a bisogni specifici di persone e famiglie, coinvolgendo la filiera delle imprese aziende pubbliche e private, profit e non profit.
Conciliando vita e lavoro,con un benessere di salute che permette azioni di sviluppo ed una motivazione competitiva per i dipendenti delle imprese.
Fermo restando che tutti i cittadini hanno diritto ad essere protetti da situazioni di dipendenza o di criticità di lungo periodo (malattia, disoccupazione, maternità) e che attiene ai principi del ‘welfare state’ oggi si è aggiunta l‘esigenza di mantenere un livello equilibrato di fruizione di servizi di un ‘welfare civico di precisione’.
Esso è, in modo generativo e trasformativo, utile per lo sviluppo dinamico ed accellerato del sistema socio economico che è lo specchio del ciclo di vita del cittadino. E le risorse? E’ necessario un ‘welfare universalistico a protezione variabile’ che per sua natura è integrato e olistico (pubblico e privato). Quindi offerta di servizi (socio assistenziali, socio sanitari, culturali, di entertainment, sportivi e così via) per tutti i cittadini che però devono integrare i costi di questa opzione. Pagare tariffe a copertura di alcuni costi e pagare un prezzo per il welfare discrezionale.
Molte organizzazioni (dicesi imprese sociali profit e non profit) che erogano servizi del ‘welfare allargato e di precisione’ e di ‘secondo welfare’ hanno una formula di gestione a costi contenuti.
Quindi da un ‘welfare categoriale’ (anziani, bambini, disabili, tossicodipendenti e così via) a un ‘Welfare Universalistico a Protezione Variabile’ che per sua natura è integrato, olistico (‘primo e secondo welfare’) ed è il risultato della filiera di imprese sociali (pubbliche, private non profit e profit).
Tutti gli Stati industrializzati promettono provvedimenti che estendono la rete dei servizi di welfare, istituiscono prelievi fiscali fortemente progressivi, intervengono a sostegno dell’occupazione o del reddito dei disoccupati, sviluppano politiche sociali e di sostegno economico per gli immigrati che si ispirano all’universalismo assoluto come principio di fondo, ma non riescono a gestire la sostenibilità economico finanziaria complessiva. Una via possibile è il ‘Welfare Universalistico a Protezione Variabile’.
E’ un welfare secondo un mondo nuovo che cerca il benessere tramite buona salute, tecnologia gestibile e strumento di aiuto, con bassa povertà e con guerre inevitabili (si guardi l’oggi), ma almeno gestibili verso la cessazione.
