Non solo gli USA sono perseguibili per il crimine di aggressione, ma anche che i responsabili militari che hanno ‘eseguito’ l’ordine illegittimo di agire contro il Venezuela, sono responsabili direttamente e possono (anzi, devono) legittimamente rifiutarsi di eseguire l’ordine illecito

 

Le poche parole che seguono, sono dettate dall’ascolto, questa sera del 5.1.2026 ore 21.00 circa, delle parole, come sempre garbate e colloquiali, del Senatore Matteo Renzi in risposta e correzione ‘autorevole’ ad un giornalista, Stefano Feltri, nelle quali affermava tra l’altro che era contento che il popolo venezuelano fosse stato liberato da un oppressore criminale come Nicolas Maduro: illegittimo, oltre che criminale, detentore del potere in Venezuela. Perfino il suo amico ‘Giuseppi’ sarebbe più sfumato.

Visto che da esattamente (fra un mese, per la precisione) 60 anni ‘insegno’, malamente, diritto internazionale, mi permetto di aggiungere due parole di integrazione, sommessa … stavo per scrivere ‘correzione’, ma non mi permetterei mai.

E dunque.

Ammesso che Nicolas Maduro si sia impossessato del potere con i brogli e sia un dittatore sanguinario e oppressore, cose che nessun giurista degno di questo nome potrebbe mai dire senza ‘le prove’ e non le ‘notizie’, il diritto internazionale prevede mezzi precisi per agire, che escludono l’uso della forza, che è e resta sempre, ripeto sempre, illecito.

Se fosse presente, ma non lo è e io non sono abbastanza importante per essere a mia volta al suo cospetto, Renzi mi direbbe, sussiegosamente, che l’uso della forza è consentito nel caso della legittima difesa. Oppure, nel caso della cosiddetta «Responsibility to Protect» (in genere si dice in sigla “R2P”), cioè della possibilità che uno stato agisca militarmente per assicurare ad un popolo il godimento dei suoi diritti umani.

Lo direbbe, ma si sbaglierebbe.

L’istituto dell’uso della coercizione militare è altra cosa dalla legittima difesa: si tratta di due istituti giuridici completamente diversi.

La ‘R2P’ è un comportamento per lo più illecito, dato che non spetta ad un singolo soggetto decidere se e come agire militarmente, ma spetta alla Comunità internazionale, come scrivevo ieri, per lo più attraverso le Nazioni Unite. Tanto più illecito quando serve, come accade nella maggior parte dei casi, per abbattere un governo o un sistema sgradito o appropriarsi delle risorse di un soggetto. Caso tipico, a noi vicino: l’intervento militare criminoso di Francia, Gran Bretagna e Italia (con il sostegno USA) in Libia.

Un regime dittatoriale o comunque illecito può essere combattuto, senza l’uso individuale della forza, in due modi: attivando una procedura processuale dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia (come nel caso del Nicaragua contro gli USA) oppure ‘denunciando’ il Capo del Governo, i suoi ministri, i suoi esponenti alla Corte Penale Internazionale, istituita proprio per quello. E cioè per garantire, nei limiti dell’umano, la terzietà del giudizio e specialmente della acquisizione e valutazione delle prove. Prove in senso tecnico! Prove che il Procuratore potrebbe procurarsi da solo, ma non lo fa … ecco cosa succede ad avere il PM sottoposto al potere esecutivo.  

Il ‘prelievo’ forzato di un Capo di Governo, per ‘giustificabile’ che sia, è un illecito internazionale gravissimo, un atto di aggressione. E comunque, posto che sia stato fatto, non ‘spetta’ ad uno Stato terzo giudicare il comportamento di quel Capo di Stato, ma ai tribunali dello Stato stesso o alla Corte Penale Internazionale. Un popolo sottoposto ad una dittatura, peraltro, può ribellarsi anche con l’uso della forza contro e per ‘deporre’ il dittatore e poi, magari, processarlo o farlo processare. Ci sarebbe, nel caso Maduro, anche una grossa questione di competenza territoriale, ma non sono un processualista abbastanza bravo.

Accusare un Capo di Stato di un reato ‘comune’ (il commercio di droga) è ridicolo, ma, posto pure che lo si voglia, fare siamo al punto di prima: il Capo di uno Stato, i suoi ministri ecc. godono della immunità dalla giurisdizione altrui e, per lo più (basta aprire un giornale italiano una mattina qualunque) anche dalla propria. Il fatto, poi, che gli USA non facciano parte della Corte Penale Internazionale, non impedisce agli USA stessi di denunciare i crimini alla stessa Corte o ad essa attraverso il Consiglio di Sicurezza ONU.

Per dire, quindi, che non solo gli USA sono perseguibili per il crimine di aggressione, ma anche che i responsabili militari che hanno ‘eseguito’ l’ordine illegittimo di agire contro il Venezuela, sono responsabili direttamente (già a partire dai tempi del Tribunale di Norimberga) e possono (anzi, devono) legittimamente rifiutarsi di eseguire l’ordine illecito. Non per nulla il Senatore USA Mark Kelly ha ‘ricordato’ ai militari USA, che essi hanno il diritto di rifiutarsi di eseguire ordini illeciti. Che poi, il Ministro della Guerra (sic!) USA si sia molto arrabbiato e minacci di togliere la pensione a quel Senatore (già militare regolare) è cosa che riguarda gli USA e gli statunitensi, non «americani» come sono soliti definirsi, come scrive un famoso politologo USA, M. Walzer, in un famoso libro del 1992: “What it means to be an American”, pagina 23: «There is no country calledAmerica», “non c’è alcun paese chiamato America «we live in the United States of America».

Pronto a discuterne con il Senatore Renzi quando vuole, ma voglio almeno due padrini e un medico di mia fiducia!

P.S.

A proposito: Maduro è in carica dal 2013. Il Senatore Renzi è stato Presidente del Consiglio italiano dal 2014 al 2016. Come mai non lo ha denunciato lui quando avrebbe potuto?

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.