Forse il ceffone sonoro che Putin ci ha dato oggi potrebbe farci fare il mestiere di mediazione che ci spetta, non ‘al’ tavolo, ma ‘dietro’ il o ‘accanto’ al tavolo … certo, solo se uniti

 

 

Ci sono dei momenti in cui a me, ‘sedicente’ – se chiederete a qualche mio Collega confermerà con chiare parole! – internazionalista, sembra di vivere in un mondo surreale, o semplicemente in un altro mondo.

Eppure, siamo ad un passaggio delicatissimo, se non decisivo, di una guerra furiosa, ma inevitabile, rispetto alla quale l’unica cosa chiara era ed è che nesce da una atavica ‘astiosità’ tra il cosiddetto ‘Occidente’ – appena pochi giorni fa, bistrattato da par suo da Luciano Canforae la Russia. Anzi, non la ‘solita’ Russia, Putin, l’orrendo Putin, il cattivo, il brutto aggressore e rapitore di bambini, eccetera. Che, poi, prima si chiamasse Breshnev, Kruscev, ma anche Gorbacev non cambia la sostanza.

Per carità, a proposito di Putin, va tutto bene, ditene quello che volete, per me non c’è problema e se volete darmi del filo-Putin, fate pure. Salvo che io, nel mio piccolo, faccio lo ‘scienziato’ e quindi mi attengo ai fatti documentati e non do giudizi, ma cerco di fare valutazioni ‘tecniche’ basate sui fatti, sulla storia, ecc.: non sulle emozioni o i ‘partiti presi’.

Leggevo l’altro giorno un articolo di Galli della Loggia, che dà a Trump del pazzo o del maniaco o del rimbambito, non so bene, ma certo non lo riempie di complimenti. E dunque, me lo perdonerete, anche qui, io mi limito a prendere atto di ciò che fa e che dice e valuto tutto ciò, sulla base del diritto internazionale e di un minimo di senso critico.

Questa guerra, lo ho scritto molte volte e lo confermo, non è iniziata oggi, né nel 2022, e meno che mai nel 2014 con l’annessione della Crimea assurdamente ‘regalata’ dalla Russia (Kruscev) nel 1954 ad una Ucraina creata da Stalin al solo scopo di aumentare la presenza sovietica alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Leggete qualunque manuale di diritto internazionale o di storia, antecedente al 2000 (o anche più) e troverete scritto questo: Ucraina e Bielorussia sono una costruzione artificiale della Russia, a fini di rappresentanza alle Nazioni Unite. E inoltre leggerete della ‘cortina di ferro’ di Churchill e degli accordi sui missili balistici intercontinentali e non: questi ultimi ‘denunciati’ (cioè cancellati) unilateralmente dagli USA. E infine del dato di fatto, incontrovertibile, per il quale, a partire dal 1994, lo schieramento della NATO, unica alleanza militare superstite in Europa, visto che il Patto di Varsavia era stato ormai sciolto (ed era nato dopo la NATO!) veniva spostato sempre più verso Est, ai limiti del territorio della Russia. Se ricordate come reagì il mitico Kennedy (quello che, tra l’altro, ordinò l’azione della Baia dei Porci contro Cuba e ordinò l’intervento in Vietnam) alla possibilità che qualche missile venisse posto a Cuba, potete farvi un’idea di come si sentisse e si senta la Russia con i missili a cento metri dal confine. E che questa espansione a Est della NATO (lo scriveva chiaramente nell’Agosto 2014 Mary Sarotte in Foreign Affairs) fosse intesa da Mosca come una sorta di dichiarazione di guerra è ben noto, anche se, diciamo «non si può dire»! Al massimo, si afferma, che quando se ne parlò tra Bush sr. e Gorbacev, si alludeva alla Germania est, come scrivono Kramer e Sarotte Ottobre 2014: «U.S. leaders believed that NATO should include a reunified Germany but were opposed to enlarging the alliance beyond that», e ripete la Sarotte nel 2019.

Per parte sua Trump, come gli Stati Uniti, ha sempre goduto della impossibilità di minacce così dirette. Ma si è scontrato, come tutti i suoi predecessori, con la volontà russa di estendere la propria sfera di influenza oltre i propri confini in un confronto continuo che va avanti da decenni. Non vale la pena di far qui l’elenco delle azioni di intervento militare e non dei due colossi a partire dalla prima guerra mondiale: la contabilità è nota ma, attenti perché questo è un punto fondamentale: i numeri non contano né in termini di ‘azioni’ né in termini di morti. Voglio dire, e lo dico strettamente da giurista, che il fatto che uno abbia commesso un atto di aggressione e l’altro dieci, non diminuisce di un ‘ette’ la responsabilità di entrambi; se uno ha ‘fatto’ dieci morti e l’altro centomila, la responsabilità è identica. Il diritto vieta di uccidere. O meglio: il diritto punisce chi uccide o aggredisce. Con una piccola, ma sostanziale, precisazione: se uno uccide nel difendersi da un altroche tenta di ucciderlo, non è un assassino, è un’altra cosa, negativa, ma diversa e così via.

Il conflitto tra il cosiddetto Ovest e il presunto Est (presunto perché la Russia si è sempre ‘sentita’ un paese europeo) ha sempre visto raccontare lo schema di una Europa ‘minacciata’ da una Russia potenzialmente aggressiva, ma sicura grazie all’alleanza molto forte e consistente, all’ombrello come si dice, degli USA. Dopo la fine della Unione Sovietica, la tensione tra i due blocchi è aumentata anziché diminuire. Per colpa di chi? Sorvoliamo. C’è un fatto certo, però, e cioè che l’Europa aveva ed ha un solo chiaro interesse: non avere nemici ad est. E, per un po’, l’Europa lo ha fatto, basti pensare alla politica di Angela Merkel, alla cosiddetta ‘Ostpolitik’ di Willy Brandt … perfino alle ‘simpatie’ della piccola e succube Italia, talvolta maldestre e spesso ‘scostumate’ se non volgari … pensate al ‘lettone’, ma anche Pratica di Mare!

Ma poi, l’Europa è caduta nella ‘trappola’, chiamiamola così, del «o on me o contro di me»L’Europa, per dire una parte dell’Europa, quella che ha avuto più peso in questa vicenda. Iniziata, come dicono tutti nel 2014 con l’annessione della Crimea e proseguita con l’invasione della Ucraina fino ad oggi. Ma, come ho appena detto, iniziata molto prima.

Appunto, fino ad oggi, quando un ‘pazzo scatenato’ come Trump non ha capito – magari senza rendersene conto! – che quello scontro non conveniva più agli interessi USA. Pazzo scatenato dicono, ma, in realtà perfetto interprete della più classica a tradizionale mentalità della ex colonia britannica, gli USA, di supremazia del ‘bianco’, prima sul ‘rosso’ – ancora oggi i cosiddetti spregiativamente ‘nativi’ statunitensi, vivono un regime di minore ‘parità’ rispetto al cittadino statunitense – e poi sul nero. Salvo che oggi il nero (nonostante la cosiddetta ‘legislazione Jim Crow’, la legislazione segregazionista post guerra di secessione) è ormai un cittadino quasi come gli altri in USA, i WASP! Basta leggere il libro di alcuni anni addietro di M. Mandani, il padre del sindaco di New York, professore alla Columbia University.

A Trump va riconosciuto il ‘merito’ (mi fa un po’ impressione scriverlo, ma è proprio così) di avere capito che la guerra in Ucraina era controproducente e che con la Russia si potevano fare accordi lucrosissimi (per gli USA non solo per la famiglia Trump, non esageriamo), per di più tagliando fuori la stupida Europa, che invece di ‘mediare’ negli ultimi due anni ha imbracciato le armi, che non ha, contro la Russia, che, non a caso, dice che con l’Europa al tavolo lui non tratta.

L’Europa, negli ultimi giorni è sembrata finalmente avere un barlume di resipiscenza e parla molto meno di armi, che appunto non ha, e molto più di ricostruzione e garanzie, che, invece, può dare, a parte i soldi russi che non può ‘rubare’! Attraverso le quali due cose, potrebbe riprendere ad esistere, combattendo la micidiale politica nazionalista sempre più diffusa in Europa, ma fortissimamente voluta dalla nostra Meloni per soli interessi di potere interno (uno stato autoritario per intenderci), riprendendo in mano le fila di quella civiltà sociale e veramente, benché claudicante, democratica e quella cultura e scienza e tecnologia inarrivabili, per le quali cose è invidiata da gran parte del mondo e che USA e Russia vogliono prendere per sé.

Certo, si tratterebbe di avere il coraggio di portare avanti una politica di pace, che tenga conto della realtà, salvo a trattare dopo e pacificamente un lento e pacifico riequilibrio, magari attraverso tribunali internazionali, trattative economiche, ecc. .

Non che io veda oggi in Europa politici in grado di pensare così, anzi. Ma forse il ceffone sonoro che Putin ci ha dato oggi, passato il bruciore con una buona cremina rilassante (cioè: una stima seria del livello della nostra ricchezza e della potenza delle nostre scienza e tecnologia) potrebbe farci fare il mestiere di mediazione che ci spetta, non ‘al’ tavolo, ma ‘dietro’ il o ‘accanto’ al tavolo … certo, solo se uniti: ce lo ha detto chiaro Putin ‘con questo ceto di politicanti europei, io non ci parlo nemmeno’.

Che aspettiamo?

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.