Preoccupano il generale tono aggressivo e violento per non dire semplicemente imperialista, e la valutazione in termini di intralcio più che di mancato rispetto, per l’Europa

 

 

A mio parere, per continuare il discorso di due giorni fa, le cose più interessanti e preoccupanti della Strategia di Sicurezza Nazionale adottata qualche giorno fa dall’amministrazione Trump, sono il suo generale tono aggressivo e violento per non dire semplicemente imperialista, e la valutazione in termini di intralcio più che di mancato rispetto, per l’Europa. In realtà, non solo per l’Europa, basti guardare come tratta l’Africa; ma certo l’Europa ne esce a pezzi anche nei toni in cui si nota come un’affermazione di conquistata indipendenza se non di fastidio … ma al tempo stesso con frasi di apprezzamento, incoraggianti e minacciosi insieme, e, specialmente lo sguardo ormai stabilmente rivolto ad est (che poi, pe lui è ovest!) dove sembra voler replicare la politica finora verso l’Europa: ‘comando io e per la mia sicurezza’, per di più ribadendo la ‘dottrina Monroe’, aggiungendovi addirittura con un ‘corollario’ minaccioso: «We will deny non-Hemispheric competitors the ability to position forces or other threatening capabilities, or to own or control strategically vital assets, in our Hemisphere».

Si auto-disegna, dunque, un intero emisfero da controllare come suo esclusivo, emisfero che si estende come non mai prima: fino ai due «island chain», le due linee di isole del Pacifico, che, in pratica inglobano, la prima, una zona che va dalle Filippine all’estremo nord della Corea, la seconda ad includere il Giappone fino al Borneo e addirittura una terza (non citata nel documento strategico!) che va dalla estremità occidentale dell’Alaska, attraverso le Hawaii, fino alla Nuova Zelanda: un impero niente male, che immagina di bloccare la Cina al piccolo cabotaggio sotto costa!  

Va appena aggiunto che la prima linea include Taiwan: un sorta di dichiarazione di guerra alla Cina. Ma anche, forse, errore strategico, secondo me la Cina ha bisogno di terre, risorse, minerali e quindi finirà per rafforzare i rapporti con l’India e continuerà a comperarsi l’Africa … e un altro po’ del debito pubblico USA e non solo. Taiwan, però, resterà una bomba con la miccia accesa: la potenza militare USA non potrà crescere ancora.

Dicevo del tono imperialista, ma forse di più: sprezzante, del resto del mondo, non solo dell’Europa, tanto più che si popone di annettersi la Groenlandia e Panama, e già ha iniziato a sparare contro il Venezuela, per accaparrarsene il petrolio che gli promette il ‘Premio Nobel’ signora Machado. Spero di sbagliare: lì, in Sud- America, si sta preparando un nuovo Viet Nam, ma tutto suo. Il Messico e il Canada, inoltre, non credo che accetteranno tutto senza fiatare.

Gli USA, spiega nella prima pagina del documento in tono lamentoso, hanno ritenuto di volersi assumere sulle spalle responsabilità, oneri globali, non più corrispondenti, oggi, agli interessi statunitensi, ma specialmente, e questo mi sembra il punto decisivo, si sono lasciati coinvolgere in conflitti lontani dai loro interessi (sic!) e in istituzioni «driven by outright anti-Americanism and many by a transnationalism that explicitly seeks to dissolve individual state sovereignty»: istituzioni internazionali, insomma, intrise di antiamericanismo e dedite a sopprimere la sovranità degli Stati. In due parole: gli USA non vogliono più la NATO. Non solo non vogliono più spendere tanto per la NATO, non la vogliono proprio più. E, quanto a questo, non vogliono più, parrebbe, le Nazioni Unite e, naturalmente, l’Unione Europea.

La prima parte del discorso è miele per le labbra di persone come Meloni o Orbàn e altri, ma anche, che so, Farage, Salvini, ecc.

È, invece, veleno puro, almeno per quanto ci riguarda, per i popoli europei, che sono condannati, nelle intenzioni di quel documento, a diventare destinatari di trattative dirette (quanto squilibrate è troppo ovvio, per doverlo dire) tra il colosso USA e i ‘piccoli’ Stati europei, ai quali, succhiare la tecnologia e alcune risorse – che fanno molta gola agli USA e al suo gruppo di super-imprenditori – e, magari, offrire qualche contentino. L’effetto, per ora può essere, come appare, che taluni potentati economici (penso agli epigoni tristi, oscuri e immersi nell’oro della famiglia Agnelli) sbaracchino tutto dalle fabbriche ai servizi, offrendo al governo italiano in regalo un altro pezzo di stampa da asservire … così, sperano, nessuno se ne accorge e chi è al potere ci resta, felice. E infatti proprio in questa chiave, nell’affermare tanto disprezzo, Trump loda la cultura la scienza e l’imprenditorialità di singoli Stati e individui europei: insomma ci vuole comprare un pezzetto alla volta succhiare il succo e gettare via la ‘buccia’.

Non può non colpire che mentre mezzo mondo ha il fiato sospeso per capire cosa accadrà alla guerra in Ucraina, alla devastazione della Palestina, al massacro in Sudan, alla ricorrente guerra tra Cambogia e Thailandia … pensateci: per il possesso di un lembo di territorio su cui sorgono dei templi famosi e venerati, i Templi di Preah Vihear, patrimonio dell’umanità dichiarato dall’UNESCO, quello stesso UNESCO dal quale periodicamente gli USA entrano ed escono, dichiari il nostro modo di mangiare, mangiare notate bene!, “patrimonio dell’umanità”, provocando grida di giubilo del nostro “Signor Presidente del Consiglio on.le Giorgia Meloni”, testuale : «Oggi l’UNESCO ha riconosciuto la Cucina italiana Patrimonio dell’Umanità. Siamo i primi al mondo ad ottenere questo riconoscimento, Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza …  » e poi prosegue, per esaltare i vantaggi economici della vendita degli  … zamponi, forse. Come dire: viva il panettone e abbasso la Tonale … il disastro Ferrari docet, la fame del Sudan anche.

Ma ciò accade nello stesso giorno in cui, dopo aver visto il Presidente del Mozambico, riceve Zelensky (che prima è stato da Starmer, Merz e Macron a Londra, e poi a Bruxelles) che la viene a salutare, dopo avere fatto un ‘salto’ a Castel Gandolfo dal Papa, per dire, nel dramma in cui si trova, che lui ‘si fida’ della Meloni, ma non dice su che, forse gli ha servito un piatto di spaghetti «cacio e pepe», assicurandogli di offrirne uno alla amatriciana all’amico Trump. L’unica cosa certa e chiara, infatti, è che la Meloni sta con Trump, però anche con Zelensky, mentre a corrente alternata con Macron,  Starmer e Merz. Con Putin appare un po’ più sulle sue, ma insomma … ! Se poi Zelensky realmente contasse sugli occhi dolci della Meloni per ammorbidire Trump, vorrebbe solo dire o che è scemo o che è alla frutta o entrambe le cose.

Condivido il commento secco di Lucio Caracciolo: «Insomma: vogliamo allinearci all’America? E se non lo vogliamo, quale alternativa? Il mondo non sta ad aspettarci. È irresponsabile giocare agli eterni adolescentiAbbiamo, per necessità, l’opportunità di stabilire una nostra strategia di sicurezza nazionale basata sulla realtà. Occasione per rinnovare la nostra repubblica. Per ridare senso alla politica, prima che lo perda del tutto. E con esso la sua legittimità». È la premessa, caro dr. Caracciolo, che nontorna: «allinearci con l’America». Che se ne fa l’America della Meloni: la governante del resort Italia? Allinearsi con l’America, significa disfare l’Europa, in cambio di qualche piatto di buona cucina italiana, le lenticchie non sono più di moda!

Suvvia: se vogliamo uscire dall’adolescenza e rinunciare al ‘ciucciotto’, ha torto Caracciolo, non possiamo definire e meno che mai scegliere una nostra strategia di sicurezza (per non parlare dello sviluppo), dobbiamo supplicare l’intera Europa perché ci consenta di cooperare a farne una, se ancora siamo in tempo.

Che è poco: da Washington e Mosca arrivano segnali di irritato nervosismo. I due hanno fretta e non hanno nessuna intenzione di coinvolgere gli europei e meno che mai l’Europa, se non ci sono proprio costretti … per la fretta. Europa, peraltro, debolissima, sia per l’insensato ‘aiuto’ militare alla ‘vittoria’ ucraina sulla Russia, sia per la crescente visione e ostentata ostilità dei due galletti nel pollaio: Macron e Merz. Illudersi di avere un ruolo autonomo contro quei due è solo fare il gioco di Trump e Putin. Lo hanno capito perfino Salvini e il viscido Conte, accomunati nel desiderio di ‘far fuori’ le donne: Meloni e Schlein!

Ma, per tornare a cose più serie della nostra politica da vicolo dei miracoli, a ben vedere, se si giocassero bene le nostre carte, non è che le cose andrebbero tanto male.

Se davvero il bluff di Trump, quello di fare saltare la NATO, lo andassimo a vedere mantenendone solo l’art. 5, non penso che alla fine sarebbe un male. Obbligherebbe ad un periodo di transizione, che ci dia un po’ di tempo per armarci meglio, ma ci libererebbe dalla dipendenza ossessiva dagli USA, e ci permetterebbe di guardare con meno ostilità preconcetta all’Orso russo, come accennavo ieri, a sua volta stanco e interessato ad altro, non certo all’Europa. A Putin l’Europa interessa per un po’ di tecnologia (come a Trump) e per venderci un po’ di gas e al massimo qualche porticciolo dove ancorarci i mega-yacht dei vari oligarchi.

Come si fa a non capire che, non da oggi, ma da decenni, diciamo pure da un millennio, il nostro partner inevitabile è, fin dai tempi della battaglia della Neva, la Russia? La Russia, non Putin: Putin passa, la Russia no. E i russi, dal tempo di Pietro il Grande si ‘sentono’ europei, parlavano francese fino all’invasione di Napoleone! Gli USA sono ‘nati’ quando già la gran parte dei Paesi europei aveva fatto guerre alla Russia, perdendole regolarmente o al massimo ‘pareggiandole’.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.