Il ritorno della leva in Europa si ‘giustifica’ con la paura che la pace di cui il Vecchio Continente ha beneficiato, minacciata dalle tensioni di questi anni, sia messa in discussione; e che, venendo meno la ‘protezione’ degli Stati Uniti, si debba tornare a insegnare ai giovani a difendere i confini, anche vestendo una divisa e imbracciando un’arma

 

 

Il primo sasso lo lancia il Presidente francese Emmanuel Macron. Il 12 gennaio scorso, inoccasione di una cerimonia a Varces, alla base della 27esima Brigata di fanteria da montagna, annuncia che dal 12 gennaio 2026 la Francia avvierà il servizio militare volontario: si potranno candidare tremila giovani tra i 18 e i 25 anni; entro il 2035 ci si aspetta un ‘organico’ di almeno 50mila volontari. Stipendio mensile di circa 800 euro lordi, esclusi i bonus e uno sconto del 75 per cento sulle tariffe ferroviarie SNCF; vitto e alloggio a carico dell’esercito. I fondi necessari si pensa di reperirli con la legge di programmazione 2026-2030, e un ulteriore budget di oltre due miliardi di euro. Requisiti, oltre l’età: cittadinanza francese, buone condizioni di salute. Inoltre, occorre aver completato la Journée Défense et Citoyenneté (JDC), la giornata di servizio nazionale, in vigore da quando, nel 1997, si è sospeso il servizio militare obbligatorio. La JDC è obbligatoria per uomini e donne, dai 16 ai 25 anni. Secondo Macron questo nuovo modello si baserà su un nucleo: l’esercito attivo che conosciamo dalla fine degli anni ’90, rafforzato dai professionisti della riserva, il cui numero passerà da 45.000 a 80.000 nel 2030. Ma sarà anche completato da una forza proveniente dai giovani”. L’Armée française, che attualmente conta su circa200mila militari e 47mila riservisti, passerebbe entro il 2030 a 210mila militari e 80mila riservisti.

A stretto giro di posta arriva l’iniziativa del Ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto: annuncia la preparazione di un disegno di legge per rinforzare le Forze Armate attraverso il servizio militare volontario. Potrebbe diventare operativo già dal prossimo anno. La premessa da cui si parte è che sono cresciuti in modo esponenziale gli attacchi Cyber: un più 279 per cento rispetto al 2024, e ben il 38 per cento degli ‘incidenti’ cyber ha coinvolto settori governativi, militari e LawEnforcement. Una situazione che pone la cybersicurezza al centro della strategia nazionale di sicurezza. “Per fronteggiare la guerra ibrida”, sostiene Crosetto, si prevedono nuovi investimenti sia a livello organizzativo sia di personale. I cosiddetti ‘cyber soldati’ dovrebbero costituire una forza tra i 5 e i 15mila effettivi. L’intenzione di Crosetto è reclutare volontari disponibili: “L’Italia non ha bisogno soltanto di Forze Armate professionali, ma anche di costituire una riserva: personale che, pur non svolgendo quotidianamente il servizio militare, sarebbe formato e pronto a essere arruolato in caso di necessità, per fornire supporto in qualsiasi evenienza.

  Secondo quanto reso noto dal ministero della Difesa, le Forze Armate italiane attualmente contano su circa 160mila militari in servizio attivo. Per Crosetto gli effettivi dovrebbero salire ad almeno 200mila. All’esercito italiano servono militari “con specifiche competenze nei settori critici come la cybersicurezza. Altri profili necessari includono competenze in campo medico, ingegneristico e simili.

  Iniziative giustificate dal nuovo contesto storico in Europa in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, e il disimpegno non più solo a parole, degli Stati Uniti in Europa e in ambito NATO: la fragilità del sistema di difeso europeo è apparso in tutta la sua evidenza. Analoghi obiettivi a quelli annunciati da Macron si pongono altri Stati europei: Bulgaria, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Romania.

Vediamo, nel dettaglio.

In Germania, a partire dal 2026, i maggiorenni maschi devono compilare un questionario sul loro stato di salute, forma fisica, istruzione e disponibilità a prestare il servizio militare; si devono inoltre sottoporre a una visita medico-militare per valutare quanti siano arruolabili in caso di necessità. Per le donne la compilazione del questionario è su base volontaria. Saranno così ‘contattati’ circa 700mila giovani nati nel 2008. In questo modo, il personale militare attivo potrebbe arrivare fino a 260mila unità; adesione su base volontaria, che però diventa obbligatoria in caso di minaccia alla sicurezza nazionale.

In Germania il servizio militare obbligatorio è stato sospeso nel 2011. Un errore”, per il cancelliere Friedrich Merz, sostenitore di un programma di ferma volontaria di sei mesi e di un significativo rafforzamento delle riserve.

A causa delle crescenti tensioni con la Russia, negli ultimi anni molti paesi europei hanno riattivato la leva militare. Nel 2023 la Lettonia ha reintrodotto il National Defence Service; la confinante Lituania lo ha fatto nel 2015, seguita dalla Svezia due anni dopo; per gli svedesi la leva è obbligatoria, ma si basa su un sistema selettivo per sorteggio. Altri Paesi (Austria, Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia) hanno la coscrizione obbligatoria, sebbene con modalità differenti.

La Norvegia ha introdotto la leva universale per entrambi i sessi nel 2015; la Danimarca, per aumentare le “riserve” ha predisposto il reclutamento a partire dai 18 anni anche alle donne, con modelli di sorteggio a genere neutro.La durata del servizio militare è passata lo scorso anno da quattro a undici mesi. La Finlandia impone agli uomini un servizio tra 6 e 12 mesi, con obbligo di riserva fino a 50-60 anni; per le donne si prevede l’arruolamento volontario.

Gran Bretagna e Spagna sono dotate di forze armate interamente professionali, non prevedono alcuna forma di chiamata militare obbligatoria.

Ci sono poi Paesi che hanno fatto la scelta del cosiddetto ‘volontariato strutturato’, mantenendo la possibilità di renderlo obbligatorio in caso di emergenza. Il Belgio invierà dal 2026 una lettera a tutti i 18enni per invitarli a un anno di servizio volontario. L’Olanda ha rilanciato nel 2023 un programma di volontariato militare di durata flessibile. La Poloniaoffre un mese di addestramento di base volontario seguito da corsi di specializzazioni; la Romania attiverà dal 2026 un servizio volontario di quattro mesi per uomini e donne, accompagnato da un bonus economico di 8.300 euro. L’Austria prevede un servizio militare di sei mesi o civile di nove, son sussidi e supporto. In Svizzera vige un servizio militare obbligatorio per tutti i cittadini maschi dal 18esimo anno d’età, con la possibilità di optare per il servizio civile sostitutivo, e si svolge in un sistema di milizia (esercito di leva) che include la scuola reclute (circa 18 settimane) e corsi di ripetizione successivi, con durata complessiva fino ai 30 anni. In Grecia il servizio militare è obbligatorio per gli uomini, con opzione di servizio civile. LGrecia mantiene il servizio militare obbligatorio soprattutto a causa delle ostilità con la Turchia: tutti i maschi devono svolgerlo per un periodo tra i 9 e i 12 mesi.

Londra ha abolito il National Service nel 1960, da allora si affida esclusivamente ad un esercito professionale. Madrid ha sospeso la leva nel 2001.

  Vediamo ora negli Stati Uniti: la leva militare obbligatoria non esiste dal 1973; è però in vigore il Selective Service System: l’iscrizione di tutti gli uomini tra 18 e 25 anni per un potenziale richiamo, se necessario. Le forze armate statunitensi sono professionali, basate sul volontariato. L’addestramento è rigoroso, con prove estreme come la ‘Hell Week’ per corpi speciali come i Navy SEALs, e l’ingresso richiede superamento del test attitudinale ASVAB, che determina l’idoneità per diverse specializzazioni.

 Il ritorno della leva in Europa si ‘giustifica’ con la paura che la pace di cui il Vecchio Continente ha beneficiato dalla fine della Seconda guerra mondiale, minacciata dalle tensioni di questi anni (le minacce dell’autocrate russo Vladimir Putin, ma non solo), sia messa in discussione; e che, venendo meno la ‘protezione’ degli Stati Uniti, si debba tornare a insegnare ai giovani a difendere i confini, anche vestendo una divisa e imbracciando un’arma.

  Il problema è che i Paesi europei procedono ancora in ordine sparso. Sono un mosaico non omogeneo: manca il necessario coordinamento tra i vertici militari e i sistemi d’arma, ognuno diverso da paese a paese. Manca, insomma, l’Esercito europeo capace di dare risposte adeguate e coordinate alle tensioni geopolitiche, prima fra tutte la minaccia russa dopo l’invasione dell’Ucraina. Ripristinare forme di coscrizione più o meno obbligatoria è il primo passo di una marcia ancora tutta da fare.