L’Europa deve mostrare di sapersi riunire senza fare troppo rumore, isolando quindi Orbàn e la Meloni. In caso contrario, Trump e Putin proveranno a strappare ciascuno un pezzetto di Europa e quel che resta della Ucraina

 

Mai come in questo momento l’Europa è stata a un passo da un successo, che potrebbe essere storico.

Mai come in questo momento l’Europa è stata ad un passo dalla sua fine, che potrebbe essere definitiva.

Sono due frasi che sembrano, l’opposto l’una dell’altra, ma che descrivono bene la realtà. Potrei aggiungere solo, con una sorta di ironia macabra, che sulla soglia della ‘sala operatoria’ in cui si sta giocando il destino dell’Europa ci sono due necrofori, che non riescono a mascherare la propria soddisfazione, accompagnati da almeno altri due personaggi grigi e sfuggenti, piccoli e proni a sostenere l’uno o l’altro o, meglio, entrambi. Dietro, in penombra: un gruppetto di personaggi altezzosi ma ansiosi, un po’ tristi, molto tesi e stanchi, timorosi di finire anche loro in quella camera operatoria che potrebbe essere la loro tomba: consci finalmente di poter passare all storia come gli ultimi dei Mohicani.

Fuor di metafora.

I due necrofori, chiamiamoli con i loro nomi Trump e Putin, sperano di vedere l’operazione fallire, per potersi strappare ciascuno un pezzetto di Europa e quel che resta della Ucraina. I due, infatti, hanno ormai altri progetti ed altre priorità: la Cina, i BRICS, l’Artico, la competizione nello spazio extra atmosferico, la Luna, innanzitutto. Dell’Ucraina non importa più nulla a nessuno, ormai è persa, ammesso e non concesso che sia mai esistita. È stata l’ultimo atto di una commedia ripetuta per ottanta anni e ormai priva di spettatori. L’Europa è un fantasma che ancora si muove e potrebbe recitare una piccola parte nella nuova commedia: tutta da scrivere. Ma, lo scopo e gli obiettivi della guerra vera, quella tra USA e Russia, sono stati raggiunti e con molto maggior vantaggio per la Russia: l’applauso di Trump a Putin ad Anchorage, ne è stato, a mio parere, il suggello formale e definitivo. E dunque all’Europa conviene parlare sottovoce e tenersi forte, sperando in un buon chirurgo… estetico!

Per usare una frase famosa detta da un ex alto diplomatico USA, C. Freeman già nel 2022, il 24 Marzo 2022, a un mese esatto dall’inizio “ufficiale” della guerra!, a meno di due mesi dall’ambizioso ma inutile viaggio a Kiev di Macron, Scholz e Draghi,una frase che sembra oggi esattamente realizzata: «the West was basically saying, ‘We will fight to the last Ukrainian for Ukrainian independence,’ which essentially remains our stand.  It’s pretty cynical, despite all the patriotic fervor.  And I’d add, I have heard, I know people who have been attempting to be objective about this, and they’re immediately accused of being Russian agents». Il fatto è che gli ucraini sono finiti e non possono essere sostituiti dagli sparuti eserciti europei. E quindi o si fa la pace, ora e subito, così come è, o si finisce macinati. Come si fa a non capire che è la grande, irripetibile, occasione per l’Europa?

Alla fine, ieri, Zelensky afferma, poco prima di vedere quella che pensa solo a come affossarlo senza apparirne troppo entusiasta ancjequando gli poggia la testa sulla spalla, «c’è una domanda alla quale io e tutti gli ucraini vogliamo una risposta: se la Russia ricomincia la guerra, cosa faranno i nostri partner?». Solo per lasciare intendere mestamente, che ‘garanzie’ non ve ne sono e infatti ribadisce, ‘buttando la spugna’ che presto ci saranno elezioni in Ucraina. I tre ultimi suoi sostenitori e al tempo stesso affossatori– i ‘volonterosi’, Starmer, Macron e Merz – uno dei quali è capo del Paese che a suo tempo contribuì in maniera decisiva a impedire all’Ucraina di finire subito la guerra (il 9 Aprile 2022, rendendo così inutile il viaggio di Draghi di cui sopra) lo hanno ricevuto, in stupida e polemica assenza dell’Italia, abbracciandolo strettamente a Londra, credo (o meglio spero) per dirgli la verità: non c’è più margine di trattativa. Non per nulla la ‘notizia’ della sua ‘disponibilità’ a nuove elezioni ha fatto in tre minuti il giro del mondo.

Quel che resta dell’Europa (nella sua ambiguità perniciosa, visto che c’è di mezzo anche la GB, a suo tempo uscita dall’Europa) in gran parte direttamente – e inconsciamente – responsabile del disastro e di tutti i morti che si è portati dietro, potrà fare finalmente ciò che scrivo dall’inizio di questa guerra: offrire e dare il proprio sostegno economico, morale e di … difesa a distanza, cioè di ‘dissuasione leggera’ se mi permettete l’espressione, procurandosi intanto le armi necessarie, ma a prescindere dagli USA. Ma per il resto, è già tanto se quei tre salveranno un minimo di faccia: Trump ha già risposto in anticipo con una dichiarazione sprezzante seguita da una anche peggiore del suo vice.

Torna in primo piano, insomma, il discorso di Draghi alla UE l’anno scorso, ormai quasi due anni fa, e ripreso in questi giorni: armarsi per sviluppare la ricerca e l’economia, contando sul fatto che alla Russia non interessa certo continuare una guerra sanguinosa e costosa. Ormai, per lei, vinta.

Sul regime dei territori, che comunque la Russia non lascerà mai, si troverà una formula ambigua che soddisfi un po’ tutti, magari affidando una asettica soluzione a qualche tribunale internazionale. L’unica cosa importante che deve, dovrebbe, fare l’Europa è mostrare di sapersi riunire senza fare troppo rumore, isolando quindi Orbàn e la Meloni e puntando tutto su un rilancio economico rapido e altamente tecnologico, che utilizzi gli immigranti come forza lavoro … altro che ‘sostituzione etnica’. E puntare su una vera rinascita della morente ‘democrazia’ europea, che non è, appunto!, quella di cui parla oggi Roberta Metsola (Presidente del Parlamento europeo) pur se dice una cosa ‘giusta’ a parole, quando afferma: «la libertà di espressione è ciò che caratterizza l’Europa». Vero: ma non nel senso della libertà di essere antidemocratici, autocratici o quel che sia come è nelle teste di Meloni, Orbàn e altri tra i quali, temo, Merz e del loro maestro Trump. Ma nel senso della ripresa di una economia socialmente compatibile e tecnologicamente avanzata in regimi politici che rispondano davvero al popolo, approfittando del fatto che gli altri due saranno troppo occupati a spartirsi il  resto del mondo per occuparsi della «cattiva» Europa che fa troppe regole.

Due, dico perché, azzardo a dire, non credo che Cina e India (per non parlare del Brasile e del Sud Africa) siano della stessa pasta di Russia e USA, potenze in declino, troppo prese a consumare quello che si sono spartiti. E chi sa che anche la Russia non si riveli, alleviato il pericolo ad Ovest, meno ostile e più utile di quanto oggi non piaccia affermare specialmente in Europa. Trump ha fretta, molta fretta, le elezioni si avvicinano e non è detto che gli vadano bene, anzi è probabile il contrario.

A noi conviene facilitargli il compito, contando sul fatto che poi si distrarrà, se non si appisolerà, come scrive Frank Bruni sul ‘NYTimes«Just how run-down must a raging narcissist be to snooze through tributes to his own greatness?» “quanto deve essere malconcio uno scatenato narcisista, per appisolarsi mentre lo si loda per la sua grandezza”?, con un chiaro (e dichiarato) riferimento ai “pisolini” del suo predecessore ee molta ironia sulla “grandezza”.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.