Un film documentario celebra il suo modello di impresa che unisce guadagno e dignità, etica e bellezza. Un capitalismo umanistico in cui il profitto non schiaccia, ma si accompagna al rispetto per i lavoratori, per la comunità e per l’ambiente
Brunello Cucinelli è attore protagonista della moda, ma anche del film documentario ‘Brunello, il visionario garbato’ (‘Brunello: the Gracious Visionary’) diretto dal Premio Oscar, Giuseppe Tornatore, con musiche di un altro Premio Oscar, Nicola Piovani. Il film è in programmazione in questi giorni nei cinema italiani (9-10-11 dicembre 2025 e sarà distribuito regolarmente nel 2026).

Forse vale la pena prendere spunto per delineare l’imprenditorialità di Brunello Cucinelli che investe circa il 20% dei profitti per realizzare opere a scopi umanitari e finanzia il recupero del Borgo di Solomeo e della Pieve seicentesca di Santa Maria di Mandorleto.
Il centro storico di Solomeo (436 abitanti e denominato Borgo dell’Armonia) è una frazione di Corciano (Pg) ed è un luogo speciale dove Cucinelli ha creato luoghi di incontro di persone di qualsiasi ceto, una forma di bar moderno. Che comprende il Castello, il teatro Cucinelli, la Chiesa di San Bartolomeo, il Foro delle Arti, l’Anfiteatro, il Giardino dei Filosofi e l’Accademia Neoumanistica Aureliana, Il giardino dei filosofi e l’anfiteatro. Con una biblioteca di libri un po’ in tutte le lingue, perché anche il ragazzo cinese deve trovare libri in cinese. Ovviamente questo borgo è sede della Brunello Cucinelli spa.

Brunello Cucinelli sino a 15 anni ha vissuto in campagna con i genitori – contadini e considera questo approccio bucolico un’esperienza di vita bellissima. Viveva in un micro borgo di 27 persone che gelosamente tratteneva i profumi e gli odori della campagna. Poi si trasferì a Perugia dove il padre faceva l’operaio. Le umiliazioni e le offese raccontate dal padre hanno inciso la pietra dei ricordi di Cucinelli che si ripromise di migliorare le condizioni e la dignità dell’essere umano nel lavoro. Una dignità morale ed economica.
Cucinelli fece vita da bar fino 25 anni (il bar è visto come fatto positivo dove 70-80 persone ogni sera si incontravano; dall’industriale al nulla facente come il Brunello dell’epoca ‘fino al professore’). Verso i 22 anni ha affrontato un primo pensatore come Immanuel Kant e lo considerò eccezionale.

Ed una sera torno’ a casa con una idea: fare cashmere colorato, come faceva Benetton con i pulloverini. Una produzione tutta per donna con forme nuove e di alta gamma e fu una grande innovazione.
La fabbrica doveva trattare gli operai con dignità e sviluppare la loro motivazione ltramite un approccio di artigianalità e con la trasparenza dei rapporti per cui con reciprocità operaio e proprietario si misurano tramite comportamenti ‘garbati’. La parola ‘garbato’ ricorre spesso in Cucinelli: anche il profitto deve essere ‘garbato’ e dell’azienda si sente custode e non proprietario.

Brunello Cucinelli ha reso celebre l’idea di ‘profitto garbato’, cioè un modello di impresa che unisce guadagno e dignità, etica e bellezza. La parola ‘garbato’ ha una etimologia che deriva dal latino ‘garbātus’, che significa ‘ben fatto, elegante’. Ed è collegato al sostantivo ‘garbum’, che indicava ‘cosa pulita, raffinata’. ‘Garbum’ sembra provenire dall’arabo ‘gharīb’, che significa ‘strano, singolare’, ma in contesto medievale venne usato per indicare qualcosa di scelto, raffinato (ad esempio, nel commercio di grani puliti).
‘Garbata’ è la sua interpretazione del capitalismo umanistico: un profitto che non schiaccia, ma che si accompagna al rispetto per i lavoratori, per la comunità e per l’ambiente. Inoltre, del profitto che si fa nella Brunello Cucinelli s.p.a., una parte importante viene data ai ‘ragazzi’ che lavorano nell’azienda. Sotto forma di ‘stipendi migliori perché possono avere una vita migliore’. Una parte importante dei profitti, circa il 20%, viene destinata per abbellire l’umanità.

Il fatturato del 2024 è stato pari a 1.278,5 milioni di Euro, con una crescita del +12,2% rispetto al 2023. Nel primo semestre 2025, l’Europa ha fatturato 243 milioni di euro, le Americhe sono salite dell’8,7% a 245 milioni di euro e i ricavi dall’Asia (pari al restante 28,6% dei 684 complessivi) sono migliorati del 12,5% arrivando a 196 milioni di euro. Con un EBIT (Ricavi -Costi operativi, ma non interessi e tasse) pari a 211,7 milioni di euro, in crescita del +12,9%. Un utile netto pari a 128,5 milioni di euro, in aumento rispetto al 2023 del +19,5%.
Il 1 dicembre, il British Fashion Council gli ha conferito il prestigioso ‘Outstanding Achievement Award’ in occasione dei Fashion Awards 2025.

Per Cucinelli si può dire che il concetto di sarto artigiano è ideare un linguaggio, comprendendone perfettamente la grammatica e la sintassi. Offre un’artigianalità che ha un valore sociale intrinseco; deriva da alcune componenti di successo e di differenziale competitivo insite nella sua formula imprenditoriale e sottolinea il suo orientamento al sociale: il valore sociale delle performance artistico-manuali che fanno il differenziale rispetto alla produzione massificata; lo ‘scouting‘ verso nuove pratiche di produzione e di servizio; il legame e la relazione interpretativa diretta con i bisogni e la domanda dei clienti.
L’artigianalità è ‘lente e zoom’ contemporaneamente; il valore educativo e lo sviluppo professionale dei dipendenti. L’artigiano come ‘maestro e artista’; una deontologia professionale sviluppata tramite ‘arti e mestieri’ e sedimentata nei secoli; la spontanea adozione di scelte di ‘welfare’ in logica familistica e di sussidiarietà interna all’impresa.

Lo stretto contatto con il territorio costituisce un sistema aperto, non composto di ‘cose’, ma di uomini. In quest’ottica, il senso di comunità di Cucinelli deriva dalla cultura artigiana che, agendo all’interno di un contesto aziendale, influisce in modo positivo sull’impresa stessa e sui suoi membri ed inoltre sviluppa legami di appartenenza e affettivi, di condivisione e di aiuto.
Per Cucinelli non può esserci sviluppo sociale, che oggi vuol dire anche welfare, senza progresso economico, ma non può esserci progresso economico senza sviluppo sociale.

Il settore moda è una buona notizia a prescindere. A parte qualche scivolone, quando si dice moda si pensa al ‘Made in Italy’, al bilancio positivo per le esportazioni, alle sfilate rutilanti, ai personaggi famosi ed alla creatività. Ma il mondo della moda e prevalentemente degli abiti è una buona notizia anche dal punto di vista sociale e dietro questo approccio c’è sempre Brunello Cucinelli ‘visionario garbato dal profitto garbato’ settore ci sono, sempre i sarti artigiani cioè l’artigianalità.
