L’incentivazione del ‘social procurement’, nel piano d’azione per l’economia sociale, invita le aziende pubbliche e private a tenere conto degli obiettivi sociali con un richiamo palese a ‘criteri oggettivi di impatto economico, sociale ed ambientale’
Nel Piano d’azione per l’economia sociale, cioè l’approccio italiano all’economia sociale (al punto C.8 del documento), si auspica una incentivazione del ‘social procurement’ che invita le aziende pubbliche e private a tenere conto degli obiettivi sociali nelle gare, nei bandi, nelle procedure d’acquisto e di erogazione di beni e servizi con un richiamo palese a ‘criteri oggettivi di impatto economico, sociale ed ambientale’.
In sintesi, il ‘social procurement’ è una delle componenti per integrare obiettivi economico- finanziari e sociali nel contesto di sostenibilità agìta e non ‘solo narrata’; è il connubio fra sostenibilità economica e sociale con il territorio-comunità. Tutto questo è ‘civismo applicato’. Infatti, il bene comune e collettivo si raggiunge anche tramite il presidio dell’ambiente, del sociale e della governance (ESG) da parte delle aziende pubbliche e private nella funzione d’acquisto.
Nei processi di produzione si dice «Garbage in, garbage out» cioè se entrano input negativi, escono output negativi oppure «If you put dirt in, you get dirt out» ove se si introducono elementi di scarsa qualità, il risultato sarà di scarsa qualità. A queste massime non sfugge il concetto che, nell’ambito diretto del B2B (Business to Business) ed indiretto nel B2C (Business to Consumer), il presidio della filiera degli acquisti e della responsabilità reciproca fra le aziende sostanzia la massimizzazione integrata in termini economici e sociali.
La direttiva comunitaria CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) sulla responsabilità sociale delle imprese richiede alle grandi aziende di favorire la trasparenza delle rendicontazione verso un’economia sostenibile e resiliente in linea con gli obiettivi di neutralità climatica entro il 2050; si ha l’esigenza di una raccolta veritiera di dati riguardo alle emissioni Scope 3 nella filiera di fornitura fra le imprese e riguardo alla supply chain (emissioni di gas a effetto serra collegate con la supply chain e con azioni di controllo indiretto delle fonti di emissione non possedute o controllate direttamente dalle aziende).
Questo dovrà coinvolgere sia la filiera di fornitura a monte sia la filiera delle vendite a valle. Quindi, sostenibilità economica, sociale, di governance ed inoltre il gender pay-gap per le politiche di gestione della diversity.
L’approvvigionamento sociale diventa quindi cruciale per allineare le strategie aziendali agli obiettivi Esg e Csr, per migliorare al contempo la reputazione e sviluppare la fedeltà dei clienti. La necessità di un procurement responsabile è utile anche perché porta significativi vantaggi aziendali e aiuta a raggiungere gli obiettivi, sia quelli diretti di profitto dell’azienda e ,in modo indiretto, di rispetto ambientale, sociale, di partecipazione.
La filiera responsabile negli acquisti si riferisce all’integrazione di principi etici, sostenibili e socialmente consapevoli nelle pratiche di sourcing e procurement. Questo approccio garantisce che gli affari tra acquirenti e fornitori siano condotti senza impatti negativi sulla società o sull’ambiente. La funzione acquisti gioca un ruolo cruciale nel promuovere una gestione responsabile della catena di fornitura, monitorando il rispetto delle normative ambientali, sociali e di governance (ESG) dei fornitori.
Con la CSRD si sono strutturati gli standards ESRS (European SustainabilityReporting Standards emanati dall’EFRAG-struttura del Comunità Europea) che hanno integrato i GRI (Global reporting Initiative) e gli ISSB (International Sustainability Standards Board).
Nel prossimo quinquennio si andrà a regime con queste regole per tutte le imprese pubbliche e private che offriranno al sistema elementi di sostenibilità concreta. Ed il ‘civismo applicato’ è modello che ha in sé questi elementi.
