Il nostro ‘governo’ è impagabile, supera sé stesso, supera l’immaginabile, supera il pacifista Trump, supera tutto

 

 

La situazione internazionale e quella interna, credo che raramente siano state più confuse e piene di trappole come oggi: certo, a cominciare dalla assurda modifica della Costituzione – della quale parlerò forse più avanti – che ha messo tutti i soliti galli del nostro pollaio al canto a squarciagola.

Solo una piccola nota: ciò che mi ha fatto letteralmente torcere dalle risate è stato vedere che Carlo Calenda (avete presente? Calenda Carlo, quello che prende a male parole Sachs!) è a favore di questa riforma perché “era nel programma di Azione” (che sarebbe il suo partito, per il quale ha copiato il nome dallo storico e glorioso predecessore) e perché “è contro le correnti in Magistratura”, cioè per motivi che non hanno nulla a che vedere con la riforma e il suo contenuto. Ed è – e qui il riso è divenuto incontenibile – perfettamente dalla stessa parte di Antonio Di Pietro e per gli stessi motivi. Solo per dire che, in un Paese normale, se si è contro le correnti in Magistratura (che poi vuol dire molto poco) si agisce su quelle e sulle conseguenze non sull’istituto della Magistratura che deve restare così come è oggi, già devastato abbastanza dalla riforma Cartabia. La Giustizia è altra cosa dalla Magistratura: se questa non funziona, quella non c’è.

Sul piano internazionale, le novità sono due e molto evidenti. La prima è la finta fine del conflitto in Palestina, dove, a conti fatti, ha ‘vinto’ (come direbbero i nostri politicanti) Israele … fateci caso, non se ne parla più sulla ‘stampa’ italiana, ma a Gaza ammazzano gente ogni giorno, in Cisgiordania vengono bombardati e occupati addirittura i siti archeologici (qualcuno dice, per eliminare le tracce della popolazione ‘originaria’ della Palestina: io non lo so, ma ci credo), si depredano villaggi, si obbligano i palestinesi ad una vita di inferno in Cisgiordania e a Gaza in una prigione ancora più ristretta di prima e devastata, ecc. In compenso, una parte del ‘mondo arabo’, si accinge a speculare su una ricostruzione, che non potrà non essere del tutto snaturante delle identità locali (avete letto bene: delle), formatesi proprio lì, nei millenni: i palestinesi sono una entità ‘diversa’ dalla generica ‘araba’, sono gli abitanti della «terra di Canaan», fertile e fondamentale per i commerci antichi e … moderni.

Per citare un mio amico ebreo, le città, e quindi le culture locali, vengono distrutte in quanto tali e diventano, così, irriconoscibili e pari al nulla. Poi, quando non risorgono – e allora sono guai! –, vengono ‘ricostruite’ ma in realtà progettate e costruite trasformandole in luoghi turistici o anche affaristici, dove la vita vera non c’è più: luoghi neutri, uguali dappertutto. Come in altri casi è effettivamente accaduto: Cartagine, Hiroshima ne sono un esempio, come le stesse Berlino, Mannheim, ecc. Mi riferisco a quella che la prof. Achiume dell’Università di Stanford (p. 411) definisce l’afasia delle popolazioni (ex)coloniali, affermando: «Central among these moves is the adoption by hegemonic international law of accounts of race and racism that are ‘depoliticized’, ‘dehistoricized’, and ‘domesticated’ or ‘fragmented’», specialmente quest‘ultimo! Ma, in parte si sbaglia. Non solo le popolazioni ex-coloniali, anche molte altre: la nostra innanzitutto, che infatti non vota nemmeno più!

Ma in Palestina, penso (e, confesso, spero) non sarà così facile: è stato costruito letteralmente ‘a tavolino’ un popolo, un intero popolo dotato di un genoma anti-Israele e anti-occidentale e, per di più, una parte di quella popolazione sarà stata istruita bene, proprio in ‘occidente‘ come in oriente – che credete che in Russia o in Cina non si studi o non si pensi? – e fin da ora ha una sola cosa in mente: vendicarsi, o almeno fargliela pagare. Grazie ai ‘soldi’ dell’’occidente’!

Perfino gli Hyksos, come più tardi i “popoli del mare”, non riuscirono a distruggere la civiltà egizia, sia prima che dopo l’era dei faraoni. È troppo famosa per doverla citare la frase sferzante e vendicativa del faraone Kamose, ridotto a governare sotto tutela solo un pezzetto dell’Egitto: «Io vorrei sapere a cosa serve questa mia forza, quando un sovrano siede ad Avaris ed un altro a Kush ed io siedo sul trono insieme a un asiatico e a un nubiano, ciascuno in possesso della sua fetta d’Egitto e io non posso andare a Menfi senza passare davanti a loro», che, a chi gli rispondeva, come ovvio, “ma qui viviamo bene, tranquilli, al sicuro … “, replicò andando in guerra, rimettendoci la vita, ma restituendo l’Egitto alla dinastia dei Tutsidi.

In altra parte del mondo, nonostante le parole vuote dell’aspirante premio Nobel, la guerra sempre più violenta – e sulla responsabilità di ciò molto ci sarebbe da dire, come in parte ho già accennato – continua in Ucraina, perché questo è il punto che vorrei sottolineare e trasmettere alla vostra attenzione il pacificatore del Medio Oriente promette armi sempre più potenti all’Ucraina, purché pagate dagli europei, sì per arricchirsi, sì per tenere impegnata la Russia in una guerra costosa e malvista anche in Russia, ma principalmente per potere avere mano libera nel «cortile di casa», l’America latina, oggi il Venezuela, domani … chi sa, Panama, il Nicaragua e, magari, la Groenlandia, dopo avere fatto un ponte o una galleria tra l’Alaska e la penisola di Bering … altro che Salvini.

La vera partita non si gioca in Europa e, quindi credo, il premiando Nobel alla fine le darà quelle armi agli Ucraini, anche i Tomahawk, che tanto li paga l’Europa e il resto viene dalle ‘terre rare’.  Le darà perché, costi cioè guadagni a parte, quelle armi mentre USA e Russia si dividono l’Artico – distruggeranno qualche cittadina in Russia, ma non cambieranno nulla, non solo in Ucraina, ma nel resto del mondo.Aggiungeranno solo altri morti: le prossime guerre mondiali non si combatteranno sul terreno.

Perché è il mondo la scacchiera su cui si sta giocando la vera partita: la divisione del mondo, ma non come a Yalta, ma (è un caso che mi venga in mente questa storia) come ai tempi di Ramses II, quello vero, non quello ‘inventato’ nella Bibbia, che vince la pace (il trattato di Qadesh) con una finta guerra.

Quel mondo nel quale giocano una partita molto minuscola i due veri ‘gerenti’ del potere nel Governo italiano: il ‘Signor Presidente del Consiglio on. le Giorgia Meloni’, ormai inebriato dal potere e dalla convinzione di essere invincibile e quello che sempre più sembra a me il vero boss: Guido Crosetto. Gli altri due, con tutto il rispetto, sembrano pupazzetti.

Il ‘gioco’ è duplice. Da una parte si tratta di guadagnare e mantenere la benevolenza di Washington, contribuendo a smantellare l’Europa come istituzione e, principalmente, come coesione e coincidenza ideale, perfino etica. Dall’altra si tratta di muovere a tutta forza il mercato delle armi, delle armi vecchie beninteso, i carri armati ‘pesantissimi’ della Rhein-Metall ecc., forse addirittura nella speranza sciocca, che ciò possa servire a rilanciare l’economia quel tanto che basti a vincere le prossime elezioni, se saranno tali. Non per nulla, quello che strilla di più è proprio Crosetto, che dice, con alle spalle guarda caso il sosia di Stranamore e con aggressivo disprezzo, di essere stufo di essere circondato da un paese che non capisce, anzi, testualmente: «vivo la mia responsabilità con ansia circondato da alcuni che non capiscono che i tempi sono molto difficili», i russi sono alle porte! E dunque, ordina di comprare armi, tante armi e ‘assumere’ tanti soldati piuttosto che sprecare i nostri soldati e armi nella operazione ‘strade sicure’ (che piace tanto a Salvini) e magari non fare nemmeno ‘il ponte’, convinto che se abbiamo più armi-giocattolo i russi non ci invaderanno ma si fermeranno, infreddoliti, alle Alpi e le orde migranti, terrorizzate dalla nostra potenza, si fermeranno sulla sponda del mare.

Prova ne sia che la signora Zakharova ci invita (‘ci minaccia’, dicono) a difendere i nostri monumenti piuttosto che la ‘patria’ e, magari, visto che i libici arrestando Al Masri ci minacciano a loro volta davvero (ma ora non lo dicono!) potremmo recuperare Marco Minniti, consulente di Leonardo, per il Ministero dell’interno o, meglio, per la segreteria del PD … certo, c’è già D’Alema, ma hai visto mai!

P.S.

Ma il nostro ‘governo’ è impagabile, supera sé stesso, supera l’immaginabile, supera il pacifista Trump, supera tutto: il Governo sapeva del mandato di arresto di Al Masri e perciò (notate bene ‘perciò) lo ha riportato in Libia con tutti gli onori!

Ci vuole una faccia … non ho sentito i commenti di Crosetto: vuoi vedere che ha capito che si ratta di una minaccia … , probabilmente, forse?

Chiediamolo a Nordio, ma in inglese, per favore.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.