Pur non avendo un incarico istituzionale, il suo peso nelle decisioni prese nelle stanze che contano per il Medio Oriente è più grande di quanto si pensi

 

 

Miriam, alzati”. Con queste parole, durante il suo discorso alla Knesset, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si è rivolto a Miriam Adelson, poco prima di volare a Sharm El Sheikh per la firma sull’accordo di pace a Gaza. La sua presenza al Parlamento israeliano non era casuale, ma dovuta se è vero che è la persona che ha reso possibile il cessate il fuoco e l’intesa tra Israele e Hamas.

Guardatela lì, seduta così innocentemente.

Ha 60 miliardi in banca.

Sessanta miliardi.

La metterò nei guai con questo ma una volta le ho chiesto: allora, Miriam, so che ami Israele.

Cosa ami di più, gli Stati Uniti o Israele?

Lei ha rifiutato di rispondere, il che significa che potrebbe esserci un problema, devo dire.

80 anni, capelli lunghi biondo platino, occhiali spessi, statunitense di origini israeliane, Adelson– Farbstein da nubile – nasce il 10 ottobre 1945 a Tel Aviv, da genitori immigrati dalla Polonia. Dopo la specializzazione in Medicina per il trattamento delle dipendenze, lavora come capo internista in un pronto soccorso del Rokach (Hadassah) di Tel Aviv, per poi fondare una clinica di ricerca e un centro per l’abuso di sostanze.

Nel 1991 si sposa con Sheldon Adelson, miliardario del settore dei casinò e proprietario della Las Vegas Sands. In seguito alla morte del marito, dunque, la donna ha assunto il controllo dell’azienda.

Ad oggi, gestisce un patrimonio stimato di circa 34,6 miliardi di dollari, anche se Trump, mentre la presentava ufficialmente al resto del mondo, ha detto “60 miliardi in banca”. Nel 2025, Miriam Adelson occupa infatti il settimo posto tra le donne più ricche del mondo, secondo la classifica di Forbes. È la vedova regale dell’impero Las Vegas Sands, il gruppo che controlla una delle più importanti catene di hotel-casinò dal Nevada a Macao passando per Singapore, fondato dal marito Sheldon Adelson, morto nel 2021, da cui ha ereditato non solo denaro, ma anche una rete di contatti molto fitta.

Alla fine del 2023 acquisisce la maggioranza dei Dallas Mavericks, la squadra di Nba. Ufficialmente “per amore dello sport”, ma come riportano diverse testate texane, l’operazione arriva “mentre Las Vegas Sands continua la sua spinta per legalizzare i casinò in Texas”. In altre parole: un investimento sportivo che profuma molto di strategia politica.

È editrice del Las Vegas Revie-Journal e del Israel Hayom, ma anche proprietaria di cliniche per ex tossicodipendenti in Israele, una sorta di eredità della sua formazione da medico all’Università di Tel Aviv. Perché nonostante ora viva negli Stati Uniti, Adelson è nata a Tel Aviv, in quello che allora era il mandato britannico della Palestina, e poi è cresciuta ad Haifa, una delle città dove la convivenza è sempre stata accettata.

Miriam e Sheldon venivano nello Studio Ovale e mi chiamavano continuamente. Credo che siano venuti alla Casa Bianca più di chiunque altro“, ha affermato Trump, lasciando intendere che è una delle principali sostenitrici delle politiche del governo di Israele, dove peraltro risiedono i suoi due figli.

Pare che sia stata lei a convincere Trump a riconoscere Gerusalemme come capitale israeliana nel 2017, a trasferire lì l’ambasciata statunitense l’anno dopo e a sostenere la sovranità israeliana sulle alture del Golan occupate nel 2019. Sarebbe stata sempre lei ad impegnarsi per convincere Trump e Netanyahu della necessità di un accordo di pace tra Hamas e Tel Aviv e alle pressioni di Trump per liberare gli ostaggi israeliani.

Miriam Adelson è stata spesso vista come garanzia sopravvivenza politica di Benjamin Netanyahu. Un rapporto finanziario, ma anche mediatico: con il marito Sheldon, Miriam ha dato vita a Israel Hayom, il quotidiano israeliano gratuito che per oltre un decennio è stato la voce ufficiosa del premier.

Ma anche nei matrimoni più stretti arriva la crisi. Quando emerse che Netanyahu aveva cercato un accordo con l’editore di Yedioth Ahronoth, rivale del quotidiano, per ridurre la diffusione di Israel Hayom in cambio di una copertura mediatica più favorevole, Miriam lo visse come un tradimento. La frattura divenne pubblica, tanto che durante la sua testimonianza nel processo per corruzione contro Netanyahu, la donna riportò le pressioni e i rimproveri arrivati da Sara, la moglie del premier, che l’aveva accusata di non averlo difeso abbastanza.

In più, Adelson sarebbe anche una figura rilevante della Maccabee task force, un’organizzazione che ufficialmente combatte l’antisemitismo nei campus universitari americani, e negli ultimi anni avrebbe sostenuto le pratiche di sorveglianza da parte degli Stati Uniti nei confronti degli studenti universitari che manifestavano contro la distruzione di Gaza, definendo le proteste come “raccapriccianti raduni di musulmani radicali e attivisti del movimento Black Lives Matter”.

Pur non avendo un incarico istituzionale, il suo peso nelle decisioni prese nelle stanze che contano per il Medio Oriente è più grande di quanto si pensi. Da circa 15 anni una delle maggiori donatrici individuali del Partito Repubblicano, mentre dal 2016 è tra le principali sostenitrici finanziarie di Donald Trump.

In occasione delle varie campagne presidenziali di quest’ultimo, Adelson ha versato una somma totale di 106 milioni di dollari, divenendo la terza più grande donatrice per la candidatura di Trump.

Il Presidente statunitense, quindi, le ha conferito la Presidential Medal of Freedom, ossia la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti, attribuitale per il sostegno alla ricerca sulle dipendenze, grazie alla fondazione dei propri centri medici.