Non si tratta di essere filo-Putin o filo-Trump, ma di fare politica, politica vera, seria, competente e nell’interesse dell’Europa

 

 

Vi sono due cose nei comportamenti degli ‘europei’ e degli ‘europeici’, accomunati dalla assurda definizione di ‘Occidente’, che mi indignano e al tempo stesso mi divertono e mi spaventano: l’atteggiamento talvolta inconsapevolmente colonialista, e l’evidente incomprensione e paura, paura vera, paura blu … ridicola sulla situazione politica mondiale e in particolare sul comportamento di quella che è ‘la ex’ Unione Sovietica, ex, non più. Ma è tempo sprecato.

Guidati da un certo Macron, d’accordo con l’Arabia Saudita (e scusate se è poco … forse Renzi potrebbe capirlo, ma sarebbe il solo) ‘riconosce’ la Palestina. Cioè, per capirci, riconosce l’acqua calda, ma lo fa clamorosamente ed insieme ad un Paese fondamentale nel mondo arabo, non amico di Hamas, benché entrambi sunniti, ma l’una aspirante ad una disperata rivoluzione e l’altro aspirante alla guida politica ed economica dell’intero Medio Oriente: quindi incompatibili. Dico “l’acqua calda” perché solo due come Meloni e Tajani, possono credere e dire che “prima si deve formare lo stato e poi si può riconoscere la Palestina”. È vero il contrario, lo ho scritto ieri e anche altre volte: dato che il soggetto c’è, riconoscerlo è solo un modo per stabilire che si vuole avere a che fare con esso. Ma certo nessuno al Ministero degli Esteri oserà spiegarlo a quei due.

Resta il fatto che l’Arabia Saudita sta giocando una partita fondamentale per il proprio futuro e la propria ‘guida’ del mondo arabo moderno (altri direbbero ‘moderato’, ma non significherebbe nulla) e quindi definisce i propri rapporti non solo, ma anche, con l’Europa: da un lato sottoscrive gli accordi di Abramo con gli USA, dall’altro si mostra disposta a fare da padrina alla nascita di uno stato palestinese, sunnita, benché (o purché) debole e sottomesso all’Arabia Saudita (non ad Israele!) per i buoni uffici dell’Europa. Che, appunto (questa è la parte assurda del tutto) proclama, attraverso Macron, Starmer ma anche la Meloni e Merz, che riconoscerà la Palestina solo se sarà governata senza Hamas: cioè afferma la pretesa di definire la costituzione del futuro stato. Un comportamento che più colonialista (e stupido) non si può, ma che può servire a fare finire la guerra e, progressivamente, isolare Israele, senza rinunciare a quanto di buono Israele può dare: tecnologia e finanze. Chi sa, però, che l’inedita ‘alleanza’ Macron-Bin Salman scompigli le carte nascoste sul tavolo, anche la Turchia sembra non poterne più.

Solo una parola, confesso di disgusto, per la signora Meloni, che sulla pelle di milioni di palestinesi, elabora il ‘trucchetto’ infantile (nel quale puntualmente la ‘sinistra’ cadrà) di proporre una risoluzione in Parlamento sul riconoscimento della Palestina ‘a condizione’ che Hamas non partecipi al Governo (?) e restituisca ‘prima’ gli ostaggi. Raramente ho visto simile cinismo. E anche tanto facile ‘giustificazionismo’ (Della Loggia sul Corriere) per un Governo che non fa altro che vantarsi di essere para-fascista!…ma che, poi, spaventato dalla massa di gente che ha protestato, manda, con grande colpevole ritardo, una fregata alla flottiglia bombardata da droni ‘sconosciuti’ israeliani e il nostro invitto «Signor Presidente del Consiglio on. le Giorgia Meloni», attacca volgarmente e ignobilmente i civili della flottiglia: mica volete farci dichiarare guerra a Israele? No, signor Presidente, no: in «mare libero» se un cittadino italiano viene aggredito e una nave privata battente bandiera italiana attaccata, questo è un atto di guerra, una aggressione, alla quale è lecito, anzi doveroso in nome del popolo italiano e di quella ‘nazione’ della quale spesso parla sua eccellenza, rispondere con l’uso ‘proporzionato’ della forza. Prenda nota, eccellenza, della vera e propria ribellione alla Farnesina e spieghi al suo oligarca ‘mediatore di armi’, che anche se in acque territoriali (solo quelle) israeliane (e quindi non della Palestina) possono fermarle e respingerle con la dovuta cortesia, a meno che non abbiano bisogno di soccorso, nel qual caso vanno aiutate e poi lasciate in pace. E non è vero nemmeno che «non possiamo proteggerle in acque israeliane», perché, posto pure che la flottiglia e le nostre fregate dovessero attraversarlo quel mare, ne hanno diritto in ‘posizione inoffensiva’ e in quanto diretti al mare territoriale di un altro soggetto: la Palestina!

A proposito, poi, di «droni sconosciuti», fa molto ridere lo stracciamento colossale di vesti europee per i 19, no 6, no tre, ma forse solo frammenti di droni russi, che avrebbero ‘invaso’ la Polonia, che per non sbagliare ha lanciato missili sulle case di Wyryki-Wola, cioè si è sparata sui piedi. Né meno sorridere fa lo ‘sconfinamento’ di Mig russi, ‘inseguiti da F35 italiani’ (per la gioia di Crosetto che subito si precipita a visitarli in perfetta tenuta da combattimento … come Putin) in una zona in cui bastano tre centimetri per  … sconfinare, basta guardare una carta geografica, per non parlare, infine, dei ‘droni sconosciuti’, ma burloni, che forse si sono avvicinati agli aeroporti danesi e non so che altro.

Sia chiaro: lungi da me negare che si tratti di ‘provocazioni’ russe, anche se il termine provocazione mi pare altamente inappropriato, ma un po’ di più matura riflessione e analisi non guasterebbero.

La Russia, mi pare, sta ribadendo, con una certa minacciosità innocua (per ora!) che non vuole assolutamente che l’Ucraina diventi l’ennesima fonte di aggressività occidentale nei suoi confronti. La Russia lo sta ripetendo con sempre maggiore insistenza, fin dal 2007, anzi da molto prima: da quando, cioè, una decisione unilaterale della NATO su ordine di Clinton iniziò lo spostamento verso est della linea ‘difensiva’ della NATO.

La Russia, a mio modesto parere, vuole trattare, ma non con degli stati europei che rinunciano, anzi gettano alle ortiche, il proprio ruolo (e la propria storia) di paesi dei diritti e delle garanzie, a vantaggio di un atteggiamento aggressivo, che li chiude nella tenaglia della Russia, da una parte, e di uno Zelensky sempre più disperatamente arrogante e pieno di pretese. Per di più, di fronte ad un Trump che ha deciso di ‘fare la pace’ cogliendo l’occasione per gettare l’Europa nel caos dei nazionalismi idioti della tradizione europea, in perfetto accordo con la Russia. Che, infatti, ‘provoca’, per aumentare al limite del tracollo le divisioni e le pavidità europee (perfino ridicole con i droni che bloccano gli aeroporti, per non parlare deglio hacker!) non per invaderla, ma per renderla impotente, militarmente (con buona pace dell’oligarca Crosetto) ma specialmente economicamente, grazie specialmente ai dazi che la strozzano. Non è un caso, credo, che si moltiplichino le ‘prese di distanza’ del cosiddetto mondo economico italiano, da un Governo finora osannato in modo perfino sperticato.

Non si tratta di essere filo-Putin o filo-Trump, ma di fare politica, politica vera, seria, competente e nell’interesse dell’Europa, non della Germania o della Francia. La battaglia dell’unità, che fa la forza, la stiamo perdendo a causa dei troppi stupidi in posizioni di comando, a cominciare dalla sempre più bellicosa signora Ursula von der Leyen, chiusa nella sua giacchetta stile Merkel a minacciare sfracelli impossibili, ma molto costosi.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.