Il 28 settembre, si terranno le elezioni parlamentari, tra diffuse accuse di attacchi informatici da parte del Cremlino, propaganda e vari altri tentativi russi di influenzare l’esito del voto
La Moldavia lancia l’allarme per la crescente interferenza russa, mentre il Paese si avvicina a un cruciale bivio geopolitico. Il 28 settembre, il governo filo-occidentale della Moldavia affronterà le elezioni parlamentari, tra diffuse accuse di attacchi informatici da parte del Cremlino, propaganda e vari altri tentativi russi di influenzare l’esito del voto. Se i partiti filo-europei perdessero la maggioranza, l’integrazione occidentale della Moldavia potrebbe subire una battuta d’arresto.
Le implicazioni di una vittoria elettorale per le forze filo-russe si estenderebbero ben oltre Chisinau. La Moldavia condivide un lungo confine con l’Ucraina, mentre i due Paesi sono attualmente impegnati in un percorso congiunto di adesione all’UE. Un governo filo-Cremlino in Moldavia potrebbe potenzialmente ostacolare l’integrazione nell’UE per entrambe le nazioni, creando al contempo una nuova e significativa minaccia alla sicurezza lungo il confine sud-occidentale dell’Ucraina. Il prossimo voto rappresenta quindi un importante test per la capacità della Russia di riaffermare la propria influenza e un potenziale momento storico per l’intera regione.
Le accuse di ingerenza russa sono diventate una costante delle elezioni moldave degli ultimi anni. Durante le elezioni presidenziali del 2024, il Cremlino avrebbe speso 217 milioni di dollari per finanziare delegati russi, pari a quasi l’1% del PIL moldavo. Nonostante questi sforzi, la presidente in carica Maia Sandu ha sconfitto di misura il candidato filo-russo Alexandr Stoianoglo.
La Russia è ora accusata di aver intensificato le sue operazioni di interferenza, con il presidente moldavo Sandu che ha recentemente lanciato l’allarme su una campagna “senza precedenti” del Cremlino che include finanziamenti ai partiti, attacchi informatici e disinformazione. Questi sforzi si estenderebbero oltre la Moldavia stessa e prenderebbero di mira la diaspora moldava, che ha avuto un ruolo chiave nella vittoria elettorale di Sandu nel 2024.
L’obiettivo principale di Mosca è quello di aumentare il sostegno ai partiti filo-russi, tra cui il Blocco Alternativo di Stoianoglo e il Blocco Patriottico di orientamento socialista. Si sostiene inoltre che i piani del Cremlino vadano oltre le urne. Lunedì, le autorità moldave avrebbero arrestato decine di sospettati nell’ambito di un’indagine in corso su un presunto complotto sostenuto dalla Russia per destabilizzare il Paese in vista delle cruciali elezioni parlamentari di questo fine settimana.
Le recenti previsioni elettorali vedono il partito PAS di Sandu al primo posto, ma senza un sostegno sufficiente per governare da solo. Si prevede che il PAS riceverà circa il 25% dei voti, il che sarebbe sufficiente per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, ma non la maggioranza assoluta. Lo scenario più probabile in questa fase della campagna elettorale potrebbe essere un governo di coalizione guidato dal PAS e composto da uno o più partiti filorussi. Ciò comprometterebbe quasi certamente l’integrazione europea della Moldavia.
Kiev seguirà da vicino il voto moldavo. Il confine di 1.222 chilometri tra Ucraina e Moldavia è tranquillo dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala, più di tre anni fa. Tuttavia, questa tranquillità non può essere data per scontata. La Moldavia ospita la Transnistria, una regione separatista sostenuta dal Cremlino che attualmente ospita circa 1.500 soldati russi, oltre a ingenti scorte di equipaggiamento militare di epoca sovietica.
Secondo le valutazioni dell’intelligence moldava, il presidente russo Vladimir Putin intende rafforzare la Transnistria inviando altri 10.000 soldati. Se un governo più vicino a Mosca prendesse il potere in Moldavia, questo potrebbe diventare fattibile. L’Ucraina sarebbe quindi costretta a distogliere preziose risorse militari da altri fronti per contrastare la crescente minaccia russa proveniente da oltre confine. In particolare, una presenza rafforzata di truppe russe in Transnistria minaccerebbe direttamente la vicina Odessa, principale città portuale dell’Ucraina e vitale via di comunicazione marittima del Paese con i mercati globali.
Le prossime elezioni potrebbero anche plasmare le aspirazioni europee di Moldavia e Ucraina. Entrambi i paesi hanno ottenuto lo status di candidati all’UE negli ultimi anni. I funzionari di Bruxelles hanno chiarito che le due candidature sono collegate e saranno riluttanti a far avanzare un paese senza l’altro. Una vittoria filo-russa a Chisinau potrebbe quindi minare lo slancio di Kiev, mettendo a repentaglio le ambizioni europee della Moldavia. I politici filo-occidentali della Moldavia hanno sottolineato questo potenziale esito se perdessero il controllo del parlamento.
Per la Russia, il voto moldavo rappresenta un’opportunità per contrastare l’influenza occidentale nell’ex impero sovietico e dimostrare che l’invasione dell’Ucraina non ha privato Mosca della sua capacità di dominare la regione. Attualmente, Putin si trova di fronte a un quadro contrastante. Il governo georgiano, filo-Cremlino, ha di fatto bloccato l’integrazione del Paese nell’UE, mentre la vicina Armenia ha recentemente avviato il processo di adesione all’UE.
Mentre gli obiettivi della Russia in Moldavia appaiono evidenti, la posizione occidentale è meno chiara. Alla fine del 2024, Bruxelles ha impegnato quasi 2 miliardi di dollari in aiuti per rafforzare la sicurezza economica della Moldavia e contrastare l’influenza russa. Quest’anno, tuttavia, gli Stati Uniti hanno chiuso gli uffici incaricati di contrastare la disinformazione russa, tagliando al contempo i finanziamenti per i programmi di assistenza alla democrazia nell’Europa orientale.
Le elezioni parlamentari moldave di questa settimana si inseriscono nell’escalation del confronto tra Russia e Occidente. Una vittoria filo-Cremlino potrebbe avere un impatto significativo sulla guerra in Ucraina e minare lo slancio verso l’integrazione europea sia a Chisinau che a Kiev. In un contesto di crescenti segnali di disunione tra Bruxelles e Washington, Putin potrebbe intuire di avere a disposizione una finestra di opportunità per ottenere un successo significativo in un Paese di piccole dimensioni ma strategicamente importante per l’intera regione.
