Rendere la Palestina «una terra senza popolo, per un popolo senza terra»: senza palestinesi, non c’è più un problema palestinese

 

 

 

La metto giù dura, durissima per iniziare queste poche righe.

Israele ha ragione. E, per parafrasare un titolo (a mio parere ipocrita, benché provocatorio) di ‘Haaretz’: «Netanyahu ha deciso che gli ostaggi e le loro famiglie non freneranno più Israele»: l’autore di quell’articolo, infatti (Zvi Bar’el, Haaretz 5.8.2025), spiega che «la ‘piaga’ degli ostaggi e delle loro famiglie … sparirà dalla faccia della terra … Se questo diabolico Governo decide di approvare la ‘guerra totale’ … che porterà alla inequivoca ‘vittoria’ finale, non vi saranno più ostaggi … ». e così via.

Appunto: Israele (e basta parlare ‘solo’ di Netanyahu o ‘solo’ di estremisti!) nella sua ‘logica’ storica, ha ragione: l’unico modo di finire questa guerra è distruggere «completamente» Hamas, ma non solo, perché Hamas è solo un aspetto marginale del problema: il centro sono i palestinesi, tutti i palestinesi. L’unico modo, dunque, per citare Lord Shaftesbury a metà ottocento (1854), è rendere la Palestina «una terra senza popolo, per un popolo senza terra»: senza palestinesi, non c’è più un problema palestinese, che fino a quel momento, a sentire il lord, è stato solo un miraggio, un malinteso! Lo spiega vividamente e crudamente un bravissimo storico francese, Jean-Pierre Filiu: i palestinesi non esistono. Non per nulla gli israeliani li chiamano semplicemente ‘arabi’ … forse avrei dovuto dire ‘sprezzantemente’?

Avete letto bene: «rendere» la Palestina una terra senza popolo. Perché si dà il caso, si è sempre dato il caso, che la Palestina sia abitata da altri che non siano i sionisti-cristiani – anzi, i cristiani sionisti – che oggi sono tra gli abitanti di Israele e quindi per ottenere che quel territorio, popolatissimo, sia senza popolo, occorre toglierlo di lì. Letteralmente. Non per nulla il sionismo è un movimento cristiano: colonialista!

Qualcuno potrebbe pensare che io stia scherzando, approfittando del fatto risaputo che il lord  Shaftesbury di cui sopra è anche l’inventore dei manicomi! E, per di più, era molto legato ad un ‘reverendo’ statunitense evangelico (come Trump, mi dicono) che, guarda caso, si chiamava George Bush ed era il trisavolo o quadrisavolo (sic!) del Presidente George Bush I e del figliolo George Bush II! Il primo della serie, ha anche pubblicato una cartina geografica della Palestina senza popolo, ma divisa nelle dodici tribù ebraiche. Il ‘ritorno’ degli ebrei in Palestina è, secondo lui, la precondizione per la realizzazione del regno di Dio nel mondo. Peccato che di ebrei in Palestina ve ne sono stati sempre molto pochi. Anche Sansone massacra i filistei, che sono molti!

Tutto quanto precede, nasce dalle notizie di stampa sulla decisione di Israele di occupare l’intera striscia di Gaza, per mettere fine ad Hamas’ e ‘liberare’ gli ostaggi’ rimasti.

Si tratta né più né meno del progetto di Bush, che, beninteso, si può anche realizzare senza forze armate e carri armati, bombe, eccetera: basta convincere gentilmente i pochi palestinesi rimasti (circa quattro milioni) ad andare via: in Sudan, in Libia, nel Sinai. Insomma dove vogliono, purché non in Palestina, quella è di Israele, è ‘stata assegnata’ ad Israele … da dio, ricordate?

E fin qui, siamo alle solite: è dai primi anni del 1900 che i sionisti ci provano. Con, va detto, una insistenza degna di miglior causa, visto che il primo vero tentativo, il primo, intendo, tentativo organizzato è stato il piano Dalet, messo in piedi da Ben Gurion nel 1947, poco prima della costituzione dello stato di Israele, dopo la fuga britannica. Dicevo, con una insistenza degna di miglior causa, perché sta in fatto che, nonostante tutto, nonostante la cosiddetta ‘nabka’ e i massacri quotidiani, anche nella Israele dei primi anni dal 1948 restarono molti palestinesi (‘arabi’ nella nomenclatura israeliana): al punto che Israele ha ‘perfino’ (cito il conduttore di l’aria che tira, David Parenzo) permesso che si costituisse un ‘partito arabo’ e nella Knesset siedono ‘addirittura’ cinque deputati ‘arabi’.

Ma veniamo ai giorni nostri e ai temi odierni.

Pare che il Governo di Israele abbia deciso questa azione, con qualche opposizione interna, ma avrebbe deciso. E per portarla a termine, Netanyahu ha convocato il capo dell’esercito per dirgli di procedere: anzi ordinargli. Quest’ultimo, pare (è sempre bene dire ‘pare’, perché ad Israele non manca la furbizia) ha espresso forti dubbi sulla realizzabilità della cosa, ma, probabilmente, sul suo costo umano. Al punto che uno dei ministri pare abbia “minacciato” il militare, ricordandogli che deve obbedire.

Ecco: questo è un punto importante, se fosse vero che in Israele (e tra i militari in particolare) vi sia una ‘opposizione’ al Governo attuale è bene che si sappia che i soldati non ‘devono’ obbedire se ritenessero che l’ordine sia inumano o eccessivo o altro: insomma un crimine. Anzi, a leggere lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale, si tratterebbe di un obbligo per evitare di essere messi sotto accusa proprio loro dalla Corte: art. 33 e art. 28 dello Statuto.

Resta, però, il fatto che, lo si voglia o no, Hamas (sul cui diritto ad esistere e a combattere qui non mi dilungo) può anche essere fisicamente distrutta, ma sempre per modo di dire. Dato che, di nuovo lo si voglia o no, un’azione del genere diventerebbe una fonte eterna di odio verso Israele, da parte di moltissimi arabi, e la storia insegna che questi odii non si estinguono nemmeno dopo secoli.

Non voglio dire che Israele rinuncerebbe ad un progetto del genere solo per questo, lo fa da anni e questa è l’intenzione da sempre degli israeliani, anzi addirittura dei futuri israeliani. Ma certo sarebbe un crimine enorme e definitivo, quello che Anna Foa chiama, solo oggi,chiama un suicidio.

Ma c’è un altro particolare che va tenuto presente e che forse ha fatto oggetto delle perplessità delle forze armate israeliane: Hamas, come i suoi prigionieri, sono attestati in sotterranei enormi, con lunghissime gallerie, che, evidentemente, i bombardamenti israeliani non riescono a distruggere. Per cui, in termini militari, una ‘eternal victory’, potrebbe costare un numero elevato di vite israeliane.

Come avete capito, ho cercato di usare tutto il cinismo che posso. E quindi concludo ipotizzando che lo stesso Netanyahu potrebbe rendersi conto che, facendolo, invece di diventare il ‘nuovo Giosuè’ della storia di Israele, potrebbe essere ricordato soltanto come un criminale.

E non credo, per assurdo che possa apparire, che Netanyahu, nella sua megalomania messianica, non si ponga questo problema.

Di Giancarlo Guarino

Giancarlo Guarino è Professore ordinario, fuori ruolo, di Diritto Internazionale presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II. Autore di varie pubblicazioni scientifiche, specialmente in tema di autodeterminazione dei popoli, diritto penale internazionale, Palestina e Siria, estradizione e migrazioni. Collabora saltuariamente ad alcuni organi di stampa. È Presidente della Fondazione Arangio-Ruiz per il diritto internazionale, che, tra l’altro, distribuisce borse di studio per dottorati di ricerca e assegni di ricerca nelle Università italiane e straniere. Non ha mai avuto incarichi pubblico/politici, salvo quelli universitari.