L’ intervista a Valeria Talbot, ricercatrice senior e responsabile del Programma Mediterraneo e Medio Oriente dell’ ISPI 

 

Domenica 4 Febbraio Recep Tayyip Erdoğan atterrerà all’ aeroporto romano di Fiumicino per compiere una visita ufficiale in Vaticano, al Pontefice Francesco, e alle principali autorità italiane, il Premier Paolo Gentiloni e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  Numerose le precauzioni  di sicurezza contro possibili attentati o manifestazioni di protesta da parte della comunità kurda residente in Italia o da centri sociali come alcuni centri sociali come Strike, l’Ex Viscosa o Acrobax.  La Digos ha aperto un focus informativo sull’evento con lo scopo di mantenere aggiornata, minuto per minuto,  la valutazione del rischio.  Pronte ad intervenire anche le squadre di intervento NBCR del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco.

Risale alle ultime settimane l’offensiva che ha preso il nome di ‘operazione Ramoscello di ulivo’ (Olive Branch), lanciata dall’ esercito turco, nel cantone di Afrin, contro i guerriglieri kurdi dello Ypg che Ankara considera un’ organizzazione terroristica, braccio siriano del Pkk turco. Questo attacco è stato contestuale alle aspre critiche che il Presidente Erdogan ha rivolto alla NATOe agli Stati Uniti, rei di appoggiare e fornire armi ai curdi siriani.

«L’Italia prostrata ai piedi del Sultano. Vietate le manifestazioni, silenziato ogni possibile dissenso, resta solo l’immagine indecorosa che il nostro Governo sta offrendo al mondo intero nei preparativi della visita ufficiale di Erdogan. Non è accettabile il silenzio del Governo Italiano davanti alle violazioni dei diritti umani in Turchia ed ai bombardamenti dell’esercito turco sulle popolazioni civili nel Kurdistan siriano» ha denunciato Erasmo Palazzotto di Liberi e Uguali (LeU), vicepresidente della commissione esteri della Camera dei Deputati.

Come esaminato ieri sulle pagine di questo quotidiano, le relazioni tra Italia e Turchia si fondano, anzitutto, sul piano economico, favorito  dall’ accordo di Unione Doganale con l’ UE, entrato in vigore nel 1995, primo caso con un Paese non membro. E secondo i dati dell’ Istituto turco di statistica, l’Italia è divenuta nel 2017 5° partner commerciale con 17,9 miliardi di interscambio totale, +10,6% rispetto allo stesso periodo del 2016. Dei 17,9 miliardi, 10,2 di import (+9,7%) e 7,7 miliardi di export (+11,7%) e un saldo negativo per la Turchia di 2,5 miliardi di dollari.

Nelle esportazioni verso l’ Italia, importante il settore industriale automobilistico, quello del ferro e dell’ acciaio, l’ agro-alimentare, l’ abbigliamento, le stoffe. Le importazioni dall’ Italia, invece, sono incentrate sulle apparecchiature meccaniche, dalle auto e dai loro ricambi, dalle materie plastiche e dalle attrezzature di alta precisione. Più di 1.400 le imprese italiane presenti in Turchia. Tra queste Barilla, Cementir, Leonardo, Luxottica, Intesa San Paolo, Pirelli, Unicredit, Trevi.

La cooperazione è stretta anche nell’ ambito della difesa: ad esempio, l’ Italia ha proposto il C-27J Spartan, un aereo da trasporto tattico firmato dall’ italiana Leonardo, che la Turchia potrebbe acquistare al posto del C295 di Airbus in un contratto dal valore stimato di 500 milioni di dollari, per nove velivoli da trasporto truppe.  Inoltre, Ankara ha aumentato la collaborazione nella difesa con Francia e Italia assegnando al consorzio Eurosam lo studio e lo sviluppo di di un sistema di aerei e missili a lungo raggio. Pochi mesi prima la Turchia aveva deciso di acquistare dalla Russia un sistema missilistico S400, non considerando i conseguenti problemi di interoperabilità all’ interno dell’ Alleanza.

Dal punto di vista politico, le relazioni non hanno mai avuto grandi problemi. Del resto, dopo il tentato golpe del luglio 2016 Erdogan aveva rivolto critiche a tutto l’ Occidente. Con l’ Italia, però, si era aperta una frattura derivante da un’ inchiesta per riciclaggio aperta a Bologna che coinvolgeva il figlio dello stesso Erdogan, Bilah, dopo un esposto presentato da Murat Hakan Huzan, oppositore politico del leader turco e rifugiato in Francia. «Se mio figlio torna in Italia potrebbe essere arrestato perché c’è un’inchiesta su di lui a Bologna e non si sa perché. In quella città mi chiamano dittatore e fanno cortei per il Pkk. Perché non intervengono? È questo lo stato di diritto? La sua vicenda potrebbe mettere in difficoltà persino le nostre relazioni con l’Italia. Mio figlio è un uomo brillante e viene accusato di riciclaggio di denaro. L’Italia dovrebbe occuparsi della mafia, non di mio figlio». L’ allora Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, in un tweet, rispose: «In questo Paese i giudici rispondono alle leggi e alla Costituzione italiana, non al presidente turco, si chiama “stato di diritto”»

Dei rapporti tra Italia e Turchia, abbiamo parlato con Valeria Talbot, ricercatrice senior e responsabile del Programma Mediterraneo e Medio Oriente dell’ ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale).

Qual è lo stato delle relazioni bilaterali tra Italia e Turchia?

Le relazioni sono state sempre buone. L’ economia è stato sicuramente il volano di queste ottime relazioni bilaterali:  quindi interscambi commerciali che collocano l’ Italia tra i primi Paesi, il secondo tra quelli europei dopo la Germania, per interscambio commerciale. Sono molte le aziende italiane che lavorano ed operano in Turchia, soprattutto i grandi gruppi, ma anche aziende di medie dimensioni che comunque, nel corso degli anni, hanno consolidato buoni rapporti con il Paese.

Questo anche grazie all’ Unione Doganale siglata con l’ Unione Europea.

L’ Unione Doganale che è un tassello importantissimo per le relazioni tra Turchia e Unione Europea. E’ entrata in vigore nel 1996, ma costituisce un pilastro delle relazioni. Si tratta di un’ unione doganale che non è completa ed operativa in tutti i diversi aspetti tanto che quello della ridefinizione dei termini e quindi di un upgrading dell’ unione doganale per adeguarlo ai nuovi tempi è stato uno dei temi in discussione tra Turchia e Unione Europea. E’ chiaro che questo era considerato come il primo passo per una futura possibile adesione della Turchia all’ Unione Europea: iniziare dal campo economico per poi ampliare e approfondire le relazioni e la cooperazione ad altri ambiti.

Rimanendo nell’ ambito delle relazioni economiche, un ruolo importante è rivestito anche dal gasdotto TAP, che dall’ Azerbaigian dovrebbe giungere in Puglia, passando, appunto, per la Turchia.

C’è sicuramente un interesse dell’ Italia a diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, ma soprattutto in considerazione dell’ instabilità del Nord Africa e, nel caso specifico, della Libia che, comunque, ha rappresentato il primo fornitore di idrocarburi. Quindi la necessità di diversificare gli approvvigionamenti energetici rimane un punto chiave per l’ Italia, pur sapendo che la questione del gasdotto ha avuto diverse reazioni contrarie, anche da parte dell’ opinione pubblica del nostro Paese.

Anche su alcune questioni politiche, come ad esempio quella riguardante la decisione americana di spostare l’ ambasciata statunitense in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, Italia e Turchia si sono ritrovate dalla stessa parte.

Sì direi che si tratta di convergenze su singoli punti come la questione energetica o la questione di Gerusalemme. Su altre tematiche, magari non c’è. Dipende dal contesto e dalle situazioni. E’ chiaro che l’ Italia non è un Paese coinvolto in prima linea nel conflitto siriano, però guarda con molta attenzione anche alle mosse della Turchia in Medioriente.

Ad esempio, in Libia, dossier nodale per l’ Italia, qual’ è la posizione di Ankara?

A differenza dell’ Italia che sostiene i negoziati nell’ ambito delle Nazioni Unite e del governo di Serraj, la Turchia, insieme al Qatar, ha sostenuto il governo di Tobruk.

 «Il 5 febbraio gli occhi del mondo saranno puntati su Roma, la visita di Erdogan non può limitarsi a una mera passerella istituzionale – si legge nell’esortazione di Antonella Napoli, membro dell’Ufficio di presidenza di Articolo 21 che, insieme a Federazione nazionale della stampa, Rete NoBavaglio e altre organizzazioni di giornalisti ha promosso la petizione – per questo, insieme a tanti altri colleghi europei, chiediamo che si ponga la questione dei tanti giornalisti in carcere in Turchia con accuse inconsistenti e e delle continue violazioni dei diritti alla libertà di informazione della stampa, e di decine di miglia di cittadini turchi». Peraltro, l’ Italia ha sempre sostenuto l’ avvio di negoziati per l’ entrata della Turchia nell’ Unione Europea.

Sì l’ Italia è sempre stata tra i principali sostenitori, ma, negli ultimi anni, è divenuta sempre più consapevole che non esistono più, al momento, le condizioni per l’ ingresso della Turchia perché ci sono dei criteri da rispettare, ci sono degli standard politici ed economici propri di uno ‘Stato di diritto’ pienamente funzionante che riguardano il rispetto di libertà individuali. Da questo punto di vista, la situazione in Turchia è molto preoccupante e c’è stato un progressivo deterioramento dello Stato di diritto e del principio della  ripartizione dei poteri, alla base dello ‘Stato di diritto’. Ricordiamo che è stato esteso a gennaio, per la sesta volta, lo stato d’ emergenza, con tutto ciò che comporta un governo per decreto da parte del Presidente.

A seguito del tentato golpe del luglio 2016, Erdogan non risparmiò critiche all’ Occidente e all’ Unione Europea denunciando che «in Turchia c’è stato un golpe contro la democrazia che ha fatto 238 martiri e nessuno è venuto qui». E non nascose la sua insofferenza anche per l’ inchiesta per riciclaggio aperta a Bologna nei confronti del figlio Bilal, sotto inchiesta per riciclaggio a Bologna dopo un esposto presentato da Murat Hakan Huzan, oppositore politico del presidente turco e rifugiato in Francia. Questa inchiesta, a detta di Erdogan,  poteva «mettere in difficoltà persino le nostre relazioni con l’Italia». Solo retorica?

Secondo me quando si parla di relazioni tra Turchia, Italia ed Unione Europea, bisogna distinguere il piano della retorica del Presidente Erdogan e il piano concreto dei rapporti, soprattutto in ambito economico, che comunque seguono una loro direzione, un loro corso. A livello di retorica ufficiale, il Presidente Erdogan è  stato molto critico nei confronti dell’ Europa senza distinzioni di Paesi perché dopo il tentativo di golpe ha percepito come se ci fosse una mancanza di sostegno da parte dell’ Europa al governo: Europa che, da parte sua, ha condannato duramente il tentativo di golpe, ma, allo stesso tempo, ha manifestato grandi preoccupazioni per quello che stava succedendo in Turchia, quello che molti hanno definito il “controgolpe” del Presidente, con tutta quella serie di purghe che ci sono state a partire dal luglio 2016 sulla base di liste che, in realtà, erano già pronte. Delle purghe che sono andate ben oltre l’ obiettivo di colpire gli affiliati a FETÖ, l’ organizzazione di Fethullah Gülen, accusata in Turchia di aver cospirato e di aver organizzato il tentativo di golpe. Quindi sono andati a colpire qualsiasi forma di opposizione alla linea del governo, alla linea ufficiale e lo abbiamo visto in questo ultimo anno e mezzo durante il quale le epurazioni ci sono state anche ai danni di giornalisti, di intellettuali e, non da ultimo, di medici che hanno firmato una petizione dai toni pacati e pacifici criticando l’ ultimo intervento militare turco ad Afrin. Detto questo, è chiaro che quell’ inchiesta che coinvolgeva il figlio abbia potuto scuotere le relazioni bilaterali, ma è anche vero che i rapporti economici sono andati avanti così come la cooperazione con l’ Europa per quanto riguarda i migranti.

Nelle ultime settimane Erdogan, in aspro contrasto con la NATO e con gli Stati Uniti, ha lanciato un attacco contro Afrin. Ozlem Tanrikulu, responsabile dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia (Uiki Onlus), ha contestato la visita del leader a Roma dicendo: «In questi giorni Erdogan sta violando il diritto internazionale con un’operazione in Siria. sta bombardando Afrin, una città pacifica che accoglie i rifugiati e sta uccidendo civili come li ha uccisi in territorio turco. Già queste argomentazioni sono sufficienti a non accoglierlo perché dimostrano che è una persona con le mani sporche di sangue». Riguardo a questa recente offensiva turca nei confronti dei kurdi siriani dell’ YPG, l’ Italia quale posizione ha assunto?

La posizione della Turchia all’ interno della NATO non è delle più semplici, più che altro per le conseguenze che questo potrebbe causare ed ha già in parte causato nei rapporti con gli Stati Uniti. Da una prospettiva italiana, quello che si vede è che la Turchia ha dei suoi interessi da difendere, ma, allo stesso tempo, l’ intervento ad Afrin aggiunge un ulteriore elemento di instabilità in un contesto che è fortemente instabile e di crisi. Aggiunge un’ altra complessità ad un conflitto di difficile soluzione perché dal momento in cui, sebbene l’ Italia non sia in prima linea nei negoziati di pace come lo sono altri Paesi, l’ intransigenza turca nei confronti della presenza di rappresentanti kurdi al tavolo negoziale non facilita qualsiasi tipo di negoziato.

I buoni rapporti tra Ankara e Roma potrebbero fare dell’ Italia un mediatore nel dialogo, ad oggi complesso, tra, da una parte, la Turchia e, dall’ altra, gli Stati Uniti e la NATO?

L’ Italia potrebbe svolgere un ruolo importante. Il punto, però, è quanta disponibilità riesca a trovare dall’ altra parte al leverage effettivo oppure no. E questo resta da capire perché, al momento, non sembra esserci un attore internazionale che abbia una leverage particolare sulla Turchia se non la Russia nel contesto siriano proprio perché è l’ attore ineludibile di questo conflitto. Comunque l’ Italia un ruolo lo potrebbe giocare, se volesse. Bisognerebbe trovare un punto per fare pressione e, in questo, l’ aspetto economico, fondamentale nelle relazioni tra Italia e Turchia, potrebbe aprire spazi di leverage per l’ Italia.

Anche perché le relazioni economiche si estendono a settori importanti come la difesa.   Ankara ha aumentato la collaborazione nella difesa con Francia e Italia assegnando al consorzio Eurosam (composto dal produttore europeo di missili MBDA – a sua volta partecipato da Airbus, Leonardo e BAE Systems – e il gruppo della difesa francese Thales) un contratto per studiare lo sviluppo e la produzione di un sistema di aerei e missili a lungo raggio, pronto ad entre in servizio entro metà del prossimo decennio.

I legami nella difesa con l’ Italia hanno avuto alti e bassi, ma, comunque, si mantengono e sono importanti. Per questo i rapporti economici, in questo caso, con gli accordi in ambito della difesa, sono fondamentali.